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La Corte di Cassazione rimette ancora una volta in discussione la condanna all’ergastolo per Davide Fontana, l’ex bancario di 46 anni che l’11 gennaio 2022 uccise e fece a pezzi l’ex fidanzata Carol Maltesi nella sua abitazione di Rescaldina, nel Milanese.

Nelle motivazioni della sentenza con cui a febbraio è stato disposto l’annullamento con rinvio, i giudici parlano di “evidenti deficit” nella ricostruzione dell’aggravante della premeditazione da parte della Corte d’Assise d’appello di Milano. Una valutazione che apre la strada a un nuovo processo d’appello, il terzo, limitato proprio a questo punto.

“Una mera rassegna di indizi”: le critiche ai giudici d’appello

Secondo la Suprema Corte, nel secondo appello “bis” i giudici milanesi hanno “sottovalutato il proprio dovere di riesaminare i temi decisivi”. In particolare, la motivazione sulla premeditazione si sarebbe ridotta a una “mera rassegna” di elementi indiziari, senza una vera ricostruzione logica. La Cassazione evidenzia anche “errori logici, prima ancora che argomentativi”, ritenuti incompatibili con una condanna così grave come l’ergastolo.

Tra i punti centrali rimasti senza una motivazione adeguata c’è la dinamica dell’incontro tra Fontana e Maltesi il giorno dell’omicidio. I due si erano visti per girare un video da pubblicare su OnlyFans, in cui la donna doveva apparire legata e con il volto coperto. Quel contenuto era stato commissionato da un utente che si era poi rivelato essere lo stesso Fontana, attraverso un profilo falso. Per la Cassazione, uno degli elementi cruciali da chiarire riguarda proprio la presenza, seppur virtuale, di una “terza persona” che avrebbe potuto testimoniare dopo la scomparsa della donna.

Le contraddizioni dei giudici d’appello nel ricostruire la premeditazione

Altro punto critico riguarda la ricostruzione temporale del presunto piano omicidiario. Le motivazioni dei giudici d’appello indicano due momenti diversi come origine della premeditazione: il 3 gennaio 2022, quando Maltesi stava cercando casa per allontanarsi, e addirittura il mese di dicembre, quando fu creato il profilo falso.

Una contraddizione che, secondo la Cassazione, mina la “certezza logica” della ricostruzione. Anche il riferimento ai primi giorni di gennaio come fase preparatoria “mal si concilia” con quanto accaduto dopo il delitto, in particolare con la lunga e drammatica fase di occultamento e distruzione del corpo.

E così si torna in appello per la terza volta

La vicenda giudiziaria resta dunque aperta. In primo grado Fontana era stato condannato a 30 anni, con esclusione della premeditazione. In appello era arrivato l’ergastolo, poi confermato anche nel secondo grado “bis”. Ora, dopo l’intervento della Cassazione, il procedimento torna nuovamente davanti ai giudici d’appello, che dovranno pronunciarsi ancora una volta, limitatamente alla contestata aggravante.

Dura la posizione della famiglia di Carol Maltesi. “Tutto ciò che è inferiore ad una condanna all’ergastolo viene considerata inaccettabile dal mio assistito”, ha dichiarato l’avvocata Manuela Scalia, legale del padre della vittima, costituito parte civile.

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