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La svolta dell’EPR tessile si avvicina: il nuovo regime di responsabilità estesa del produttore cambierà le regole del gioco per tutta la filiera, industria, distribuzione e operatori del recupero, ridefinendo in profondità la gestione dei rifiuti del settore moda.

Una riforma che arriva in una fase già complessa per il comparto, segnata da criticità di mercato e da un quadro normativo in evoluzione, rappresentando al tempo stesso un rischio e un’opportunità: da un lato aumenta il livello di responsabilità e di esposizione di produttori tessili, retailer e operatori del recupero, dall’altro offre la possibilità di costruire un sistema più trasparente, efficiente e orientato alla circolarità.

È questo il nodo centrale emerso dal convegno “Le riforme in materia di rifiuti: dal decreto ‘Terra dei fuochi’ all’imminente regime ‘EPR’ per i tessili”, promosso da Assorecuperi in collaborazione con SAFE, Hub Italiano dei Consorzi per le Economie Circolari, che si è tenuto lo scorso 25 marzo presso la sede di Assorecuperi in Confcommercio Milano. Nella sede di Assorecuperi in Confcommercio, stakeholder, operatori e istituzioni si sono confrontati su rischi e opportunità di una riforma, per cui ormai è partito il conto alla rovescia, destinata a incidere strutturalmente sull’intero comparto. Il contesto in cui si inserisce l’EPR tessile è quello di un settore attraversato da cambiamenti profondi e, per molti aspetti, ancora incompiuti.

“Siamo in una fase incredibilmente delicata, in cui più riforme si sovrappongono e gli operatori si trovano a fare scelte operative in presenza di un elevato grado di incertezza”, ha spiegato Tiziano Brembilla, presidente di Assorecuperi. “La filiera dei rifiuti è un sistema interconnesso: quando un anello si rompe, gli effetti si propagano a tutta la catena. È proprio per evitare questi squilibri che diventa fondamentale costruire una visione condivisa tra tutti gli attori, così da orientarsi correttamente e cogliere le opportunità che questa trasformazione porta con sé”.

Al centro della riforma, il principio della responsabilità estesa del produttore, destinato a modificare in modo sostanziale gli equilibri della filiera tessile. I “produttori di prodotti tessili”, che a norma di legge non sono solo i fabbricanti ma anche gli importatori e chiunque immette per la prima volta sul mercato nazionale un vestito, un altro articolo tessile o una calzatura, saranno responsabili di raggiungere obiettivi quantitativi di raccolta e recupero, organizzando le filiere circolari, e gli operatori delle filiere circolari dovranno adattarsi agli standard operativi e qualitativi del nuovo sistema. I retailer, dal conto loro, dovranno contribuire al sistema offrendo depositi temporanei per il ritiro dei rifiuti tessili urbani.

“Il decreto nazionale sull’EPR tessile introduce un vero cambio di paradigma: non si tratta solo di nuovi adempimenti, ma di una ridefinizione strutturale delle responsabilità lungo l’intero ciclo di vita del prodotto”, ha sottolineato l’Avv. Mara Chilosi, esperta del settore e Coordinatore del Comitato Scientifico di Assorecuperi. “I produttori saranno chiamati a farsi carico anche della fase di fine vita, esercitando un ruolo di finanziamento ma anche organizzativo, con impatti rilevanti in termini di governance, modelli organizzativi e sistemi di controllo della filiera, che sarà demandato ai Consorzi di riferimento. In questo contesto, si inseriscono le recenti riforme sul regime sanzionatorio dei rifiuti. La responsabilità degli enti ai sensi del decreto 231 e l’estensione delle misure di prevenzione antimafia assumono un ruolo centrale e richiedono un approccio sostanziale, integrato nei processi aziendali e non meramente formale”.

Uno degli elementi chiave della nuova architettura sarà il ruolo dei sistemi collettivi dei produttori, chiamati a rendere concretamente applicabile il modello EPR.

“I consorzi dei produttori saranno uno snodo decisivo perché l’EPR funzioni davvero”, ha evidenziato Mauro Chezzi, Referente associativo del Consorzio RETEX.GREEN. “Non si tratta solo di rispettare gli obblighi normativi, ma di aiutare i produttori a cogliere tutto il potenziale positivo del regime EPR, semplificando nel contempo il rispetto di altre normative di origine europea come il Regolamento Ecodesign. Pertanto per i produttori sarà fondamentale scegliere il Consorzio EPR che sia in grado di fornire il supporto più efficace per la trasformazione sostenibile e circolare della propria attività. Questo è quanto vuole fare il Consorzio Retex.Green per tutte le imprese del settore tessile/moda”.

Se la direzione è segnata, resta però il nodo della preparazione operativa di tutte le imprese coinvolte dal nuovo sistema.

“Per affrontare questa fase senza angoscia e con minori rischi, il settore deve prima di tutto sapere esattamente dove si trova e pianificare con precisione i prossimi passi”, ha spiegato Giuliano Maddalena, amministratore delegato di SAFE. “Il rispetto della norma è un prerequisito, non un punto di arrivo: il vero tema è costruire un sistema industriale in cui ogni anello della filiera sia tracciabile e verificabile. Solo così l’EPR può diventare una leva di sviluppo e non un fattore di blocco. Per questo è essenziale rafforzare il dialogo tra istituzioni e operatori”.

Il messaggio emerso dal confronto è chiaro: la sfida è trasformare l’obbligo normativo in un’opportunità di evoluzione del sistema. La capacità di costruire una filiera efficiente, tracciabile e integrata sarà determinante. L’EPR tessile si configura così come un passaggio cruciale per lo sviluppo del settore e per il rafforzamento dell’economia circolare nel Paese.

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