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Per il colosso di Wall Street pesano posizionamento, vendite per fare cassa e derivati

Non è solo una storia di oro che perde quota. Per Goldman Sachs, in questa fase, i mercati stanno girando soprattutto attorno al petrolio e agli effetti del conflitto con l’Iran, con il greggio tornato al centro della lettura macro-finanziaria. Christian Mueller-Glissmann, strategist della banca, ha spiegato che il petrolio è “l’asset principale” e che “tutti i mercati sono correlati al petrolio”, dentro una fase di “alta velocità” in cui lo shock viene letto più come inflazionistico che come distruttivo per la crescita.

Il cambio di clima si riflette anche nelle stime energetiche. Daan Struyven, responsabile della ricerca di Goldman sui mercati petroliferi, ha rivisto al rialzo le previsioni per la seconda volta in meno di due settimane. La banca ipotizza che i flussi attraverso lo Stretto di Hormuz restino al 5% dei livelli normali per sei settimane, seguiti da una graduale ripresa di un mese. Brent medio a 110 dollari tra marzo e aprile, rispetto ai 98 precedenti, e stime 2026 portate a 85 dollari per il Brent e 79 per il WTI. Per il breve termine, secondo Goldman servirà un “premio di rischio crescente” per contenere la domanda e coprirsi dalle carenze di offerta.

Questo scenario complica il lavoro delle banche centrali. Mueller-Glissmann osserva che “Non si sono visti così tanti danni sul fronte della crescita”, ma aggiunge che nei prossimi mesi il quadro potrebbe cambiare, con inflazione “un po’ più alta” e crescita “un po’ più bassa”. Il giudizio è netto: “È una situazione molto difficile” per chi deve gestire il mix tra prezzi energetici elevati e rischi macroeconomici.

Dentro questo quadro l’oro ha perso forza. Secondo Goldman il metallo è sotto pressione soprattutto perché la sua funzione di copertura contro il dollaro si è indebolita nel contesto attuale. Quando il biglietto verde si rafforza, la domanda marginale di oro tende a ridursi. Lo strategist, sul fronte valutario, ha anche detto: “Continuiamo a propendere per ridurre eventualmente la forza del dollaro”, segnalando una preferenza per franco svizzero e yen.

C’è poi un tema di posizionamento. L’oro aveva iniziato l’anno con un’esposizione già elevata, sostenuta prima dagli acquisti delle banche centrali e poi dagli afflussi degli investitori. Quando la volatilità è salita, una parte di quel posizionamento ha iniziato a sciogliersi. Alcuni investitori retail, rileva Goldman, hanno venduto anche per raccogliere liquidità. Il fatto che il metallo avesse corso molto come bene rifugio lo ha trasformato in una fonte naturale di fondi durante le fasi di avversione al rischio.

A rendere la discesa più brusca avrebbero contribuito anche i derivati. Goldman segnala che la velocità del recente calo suggerisce un ruolo amplificante delle opzioni, con vendite più nette e meccaniche che hanno accentuato il movimento.

Il punto finale, però, è quello che rende il pezzo interessante anche editorialmente: per Goldman il ribasso dell’oro non smonta la storia di lungo periodo. Anzi: “Probabilmente è un’opportunità per gli investitori a lungo termine” conclude Mueller-Glissmann.

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