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Presentato primo monitoraggio delle importazioni italiane di materie prime industriali provenienti dall’area del Golfo
Si è svolto al Mimit un nuovo incontro della Commissione Allerta Rapida, dedicato all’andamento dei prezzi dei carburanti, dell’inflazione e alle possibili ripercussioni dell’escalation delle tensioni geopolitiche sui mercati energetici, sull’approvvigionamento di materie prime critiche e su altri input strategici per il sistema produttivo, come fertilizzanti, materie plastiche e costi dei noli marittimi.
Nel corso del confronto – alla presenza dei rappresentanti dei Ministeri e delle autorità competenti, delle organizzazioni sindacali e delle associazioni di categoria – è emerso come l’intervento del Governo di riduzione delle accise abbia contribuito a contenere il prezzo della benzina, portandolo a un livello inferiore rispetto alle medie degli anni precedenti: -2 centesimi rispetto al 2025, -10 centesimi rispetto al 2024, -15 centesimi rispetto al 2023 e -9 centesimi rispetto al 2022. Ribasso rispetto ai livelli registrati nelle scorse settimane anche per il gasolio, carburante maggiormente utilizzato per il trasporto delle merci e quindi con un impatto diretto sui costi dei beni e sull’inflazione, per il quale si stanno registrando le principali tensioni sui mercati internazionali, anche alla luce delle aspettative di breve periodo sull’evoluzione dei prezzi. Peraltro, proprio per prevenire effetti inflattivi sul trasporto delle merci, il decreto-legge approvato in Cdm ha introdotto uno specifico credito d’imposta.
Permane, nel complesso, una buona performance dell’Italia nel confronto con i principali Paesi europei: anche nelle settimane successive allo scoppio delle tensioni, la dinamica dei prezzi risulta più contenuta rispetto a quella registrata in altri grandi Paesi industriali come Francia e Germania.
Sul fronte delle commodities, il Centro studi del Mimit ha presentato un primo monitoraggio delle importazioni italiane di materie prime industriali provenienti dall’area del Golfo, con particolare riferimento ai comparti energetico, petrolchimico, dei fertilizzanti, delle plastiche, nonché dei minerali e dei metalli. Dall’analisi emerge un gruppo di 26 materie prime industriali di rilevanza strategica, per un valore complessivo delle importazioni pari a circa 9 miliardi di euro. È stato inoltre evidenziato il ruolo centrale di Arabia Saudita e Qatar tra i principali Paesi fornitori, a conferma della rilevanza dell’area del Golfo per l’approvvigionamento nazionale di risorse critiche.
Nel dettaglio, nel comparto dei fertilizzanti si registrano già tensioni sui prezzi, con aumenti soprattutto per l’urea. Si rilevano inoltre incrementi significativi delle quotazioni internazionali delle materie plastiche, utilizzate nei comparti del packaging, dell’automotive e dell’edilizia. Al contrario, dallo scoppio del conflitto emerge una flessione delle quotazioni dei metalli industriali. In aumento, infine, anche il costo dei noli marittimi per il trasporto di container: le tariffe sulla tratta Shanghai–Genova hanno registrato un incremento del 10% dall’inizio delle tensioni in Medio Oriente.
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