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La smentita iraniana arriva mentre cresce la tensione sul passaggio marittimo più sensibile per il mercato energetico globale
L’Iran smentisce di aver minato lo Stretto di Hormuz e respinge così una delle accuse più pesanti arrivate nelle ultime ore dagli Stati Uniti. A parlare è stato il viceministro degli Esteri di Teheran, Majid Takht-Ravanchi, che in un’intervista all’Afp ha negato che la Repubblica islamica abbia posato mine nella via d’acqua strategica.
La smentita arriva dopo che Donald Trump aveva dichiarato che le forze statunitensi avevano colpito 28 navi posamine iraniane nello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi più delicati per gli equilibri energetici mondiali. Reuters ha riportato nei giorni scorsi le parole del presidente Usa e il contesto di forte allarme sul traffico marittimo nell’area.
Interpellato dall’Afp sulle notizie relative a un possibile minamento della rotta, Takht-Ravanchi ha risposto in modo secco: “Assolutamente no. Questo non è vero”.
La dichiarazione del viceministro iraniano arriva però in una fase in cui la tensione sullo Stretto resta altissima. Nelle stesse ore, il nuovo leader supremo iraniano Mojtaba Khamenei ha sostenuto che Hormuz dovrebbe restare chiuso come strumento di pressione, secondo quanto riferito da Reuters. Un elemento che rende ancora più delicato il confronto tra la linea ufficiale iraniana sul presunto uso di mine e la strategia politica più ampia sul controllo del corridoio marittimo.
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