Rinnovo Patente all'Isola d'Elba? Facile ed Economico

<em>Da Legambiente Arcipelago Toscano</em>
Nel rapporto “Isole rinnovabili 2025 – La transizione ecologica nelle isole minori”, pubblicato dall’Osservatorio sulle isole minori di Legambiente e Istituto sull’Inquinamento Atmosferico del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IIA), si legge che «Capraia è comunque l’unica isola minore ad aver investito in modo consistente sulle fonti di energia non fossili: la produzione di energia da parte di Enel Produzione è infatti interamente a biodiesel. Nonostante però il biodiesel usato sia certificato come sostenibile, non si tratta di carburante ottenuto da una filiera corta, quindi la sostenibilità dell’isola anche da questo punto di vista è ancora migliorabile». A quanto pare, ENEL ha deciso invece di peggiorala, tornando all’energia fossile, al gasolio.
Capraia fa parte delle circa 20 isole minori italiane non interconnesse, territori isolati che non sono collegati alla rete elettrica nazionale. Dal 2014 Capraia alimenta la sua centrale elettrica, di proprietà di Enel Produzione, con biodiesel. Questo è uno degli elementi che hanno permesso a questo Comune (il meno abitato della Toscana) di costruirsi una solida reputazione di sostenibilità ambientale e che hanno fruttato a Capraia il riconoscimento delle 5 Vele di Legambiente e Touring Club, il premio Blue Mediterranean Award nel 2023, assegnato dalla Mission Restore our Ocean and Waters, braccio operativo per il settore della Commissione Europea, avviando il percorso di certificazione mondiale con il label francese promosso dalla Small Island Organizzation (SMILO) per la sostenibilità che certifica in tutte le isole minori del mondo.
Le isole sostenibili del network SMILO nel mondo si distinguono anche per il coraggio di sperimentare soluzioni alternative al fossile: solare, eolico, accumuli o biocarburanti. Se Capraia torna al diesel, perde la sua credibilità internazionale. Un ente certificatore serio potrà ancora considerare “sostenibile” un’isola che, avendo già in mano una tecnologia di transizione verso il carbon-neutral, decide di tornare indietro per pigrizia logistica o calcoli di breve termine.
Di fronte a questi eccellenti risultati ottenuti finora, invece di rilanciare puntando ancora di più sulle energie rinnovabili e su una completa decarbonizzazione dell’Isola, si prospetta un ritorno al diesel fossile.
Eppure, il 31 luglio 2014 ENEL presentava così il suo nuovo impianto capraiese: «Capraia brilla ufficialmente di luce propria, anzi di luce verde: è stato inaugurato stamani, infatti, presso la centrale di produzione Enel a biodiesel – l’unica ad alimentare l’isola che non è interconnessa alla rete elettrica del continente – il progetto “Capraia Isola verde” che ha visto Enel Produzione ed Enel Ingegneria e Ricerca realizzare un innovativo ed efficiente modello energetico di produzione di elettricità a bassissimo impatto ambientale. Capraia è la prima “isola verde” d’Italia, in grado di fornire elettricità alle 467 forniture di bassa tensione dei residenti dell’isola con punte estive di circa 2.000 presenze».
Rispetto a questo “efficiente modello energetico di produzione di elettricità a bassissimo impatto”, dopo meno di 12 anni, ENEL fa un clamoroso passo indietro che pare venga presentato sotto la veste rassicurante del “miglioramento dell’efficienza” e dell’adozione dell’urea. È necessario fare chiarezza su cosa significhino realmente questi termini per evitare che un’operazione di puro mantenimento venga spacciata per progresso. L’urea non è una soluzione, è un filtro (insufficiente). Sentire parlare di “utilizzo dell’urea” come prova di sostenibilità è tecnicamente fuorviante. L’urea (utilizzata nei sistemi Selective Catalytic Reduction (SCR) serve esclusivamente ad abbattere gli ossidi di azoto. E’ una tecnologia necessaria per legge nei motori moderni per ridurre l’inquinamento atmosferico locale e le piogge acide, ma non ha alcun effetto sulla decarbonizzazione.
Bruciare diesel fossile, seppur con l’urea, significa continuare a immettere nell’atmosfera carbonio stoccato nel sottosuolo per milioni di anni.
Il biodiesel garantiva un ciclo del carbonio migliore; il diesel fossile “efficientato” è invece un contributo diretto al riscaldamento globale. L’urea pulisce i fumi dai veleni più visibili, ma non elimina il “gas serra” che sta alterando il clima e riscaldando i nostri mari.
Nelle sue puntigliose osservazioni al “Progetto per la realizzazione di un parco eolico offshore flottante denominato Atis, di potenza pari a 864 MW” che dovrebbe essere realizzato da ENI tra la Capraia e la Corsica, Legambiente ha suggerito di contemplare l’ipotesi di far diventare Gorgona e Capraia le prime isole minori del Mediterraneo completamente carbon free attraverso un mero collegamento con l’impianto, abbandonando così le fonti fossili e il biodiesel.
E’ chiaro che la scelta del ritorno al diesel corretto all’urea – fatta proprio mentre infuria la nuova guerra per i combustibili fossili e il prezzo del gasolio è alle stelle – va nella direzione contraria e avrà un impatto sui riconoscimenti ambientali ottenuti da Capraia, sulla sua immagine turistica e sull’economia insulare.
Ci chiediamo anche: che fine faranno l’impegno di Chimica Verde Bionet e il progetto Capraia Smart Island? Quell’iniziativa aveva dimostrato che l’isola poteva essere un laboratorio a cielo aperto per l’economia circolare. Un progetto che l’ha resa, su questo tema, famosa nel mondo.
Tornare al fossile ora è una dichiarazione di resa: significa ammettere che, nonostante i premi e i finanziamenti, non si è stati capaci (o non si è voluto) difendere e incrementare e migliorare un modello energetico che puntava ad essere pulito. Per i turisti che scelgono Capraia attirati dalla promessa di un’isola-modello, questo è un vero e proprio tradimento delle aspettative. Si tratta di greenwashing di sistema: si promuove l’immagine di un paradiso incontaminato nel Parco Nazionale, mentre nel motore dell’isola torna a scorrere il petrolio.
Nonostante i lavori di ritorno al fossile a Capraia siano partiti, questa manovra deve essere fermata.
Non si può accettare che, in un’isola che per due terzi è Parco Nazionale, tutelata dalle direttive Ue Habitat e Uccelli, circondata da un’area marina protetta e immersa nel Santuario internazionale dei mammiferi marini Pelagos, il futuro di un’intera comunità, venga ipotecato da una scelta anacronistica.
Non è pensabile che ENEL abbia preso questa decisione scellerata senza avvisare le istituzioni interessate, senza avvisare un ministro che più volte ha fatto il paladino del biodiesel in alternativa alle auto elettriche. Per questo Legambiente Arcipelago Toscano chiede risposte e interventi immediati a Comune di Capraia, Regione Toscana, Parco Nazionale Arcipelago Toscano e Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica per bloccare il ritorno al fossile. Migliorare l’efficienza è un atto dovuto, ma la transizione energetica si fa con il coraggio delle fonti rinnovabili, non con la manutenzione dell’inquinamento e incatenandosi all’energia fossile e alla sua economia che ci sta portando di guerra in guerra.
Rinnovo Patente all'Isola d'Elba? Facile ed Economico
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