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Morelli: “L’Iran sfida l’Occidente col logoramento. Washington rischia di scoprirsi contro la Cina”
Le esplosioni che illuminano i cieli di Teheran e l’aumento del prezzo del petrolio sopra i 110 dollari aprono scenari inquietanti per l’ordine mondiale: siamo di fronte all’atto finale della Repubblica Islamica o all’inizio di un conflitto di logoramento destinato a dissanguare l’Occidente? Mentre lo Stretto di Hormuz resta una trappola per il commercio globale e Donald Trump lancia ultimatum diretti alla nuova Guida Suprema, il rischio di un’accelerazione nucleare di Teheran si fa sempre più concreto.
A fare chiarezza è Elia Morelli, ricercatore di storia presso l’Università di Pisa e analista geopolitico, che ad Affaritaliani svela il vero obiettivo dell’Iran e le fragilità della strategia americana: “Teheran cerca di provocare una grave crisi energetica globale per costringere gli Stati Uniti a fermare l’offensiva, i quali non hanno scorte sufficienti per un conflitto prolungato senza rischiare di restare sguarniti nell’Indo-Pacifico”.
La nomina di Mojtaba Khamenei sotto i bombardamenti segna la fine della teocrazia classica a favore di una dittatura militare dei Pasdaran? È un leader capace di unire il Paese o un bersaglio mobile?
“La nomina di Mojtaba Khamenei come nuova Guida Suprema è una scelta conservatrice che certifica lo strapotere dei Pasdaran. La sua figura è strettamente legata al Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica, come dichiarato anche da Larijani, capo del Consiglio Supremo per la sicurezza nazionale. In Iran, i Pasdaran sono i depositari del potere militare, economico e amministrativo: controllano i settori produttivi strategici, filtrano il discorso pubblico e definiscono, insieme alla Guida Suprema, le linee ideologiche per forgiare l’identità collettiva.
Questa posizione è stata rafforzata già nel giugno dello scorso anno, quando Ali Khamenei aveva ceduto ai Pasdaran poteri esecutivi poi trasferiti al Consiglio Supremo del Corpo delle Guardie della Rivoluzione, assicurando ai generali il vertice politico della Repubblica Islamica, di cui Mojtaba è oggi il rappresentante più illustre. Non sappiamo quanto riuscirà a tenere insieme l’intero Paese, ma di certo renderà più coeso e compatto il potere esecutivo e il governo. La popolazione è stanca, afflitta dalla corruzione e dal rincaro dei generi alimentari, ma oggi è soprattutto terrorizzata dall’avventurismo bellicista di Israele e Stati Uniti. Mojtaba Khamenei ha il compito di garantire la sicurezza del suo popolo e la collettività potrebbe effettivamente unirsi intorno alla nuova Guida per proteggere l’identità nazionale”.
Con il petrolio sopra i 110 dollari e lo Stretto di Hormuz nel caos, l’Iran punta a un crash economico globale? Chi sta vincendo questa sfida energetica?
“Sì, l’Iran cerca di provocare una grave crisi energetica globale per costringere gli Stati Uniti a fermare l’offensiva. Chiudere lo Stretto di Hormuz significa bloccare uno spazio cruciale: l’84% del petrolio che passa di lì è diretto ai mercati asiatici (Cina, Giappone, Corea del Sud), e il 13% del petrolio cinese proviene proprio dall’Iran. Colpire Teheran ha quindi una funzione anti-cinese, ma danneggia pesantemente anche le economie occidentali. Basti pensare all’Italia: il 40% del nostro gas naturale liquido proviene dal Qatar, una dipendenza cresciuta dopo la rottura con la Russia.
L’Iran punta a rendere la guerra insostenibile anche finanziariamente. Gli Stati del Golfo stanno usando missili Patriot da oltre 13 milioni di dollari per intercettare droni iraniani che ne costano solo 30.000. È una sproporzione tale che gli USA hanno chiesto a Kiev di fornire intercettori ucraini più economici. Il Pentagono ha già speso circa 11 miliardi di dollari nei primi quattro giorni di ostilità, di cui 5,7 solo per i missili di difesa. Il Capo di Stato Maggiore americano ha ammesso che gli Stati Uniti non hanno scorte sufficienti per un conflitto prolungato senza rischiare di restare sguarniti nell’Indo-Pacifico. Spostando tre portaerei contro l’Iran, Washington rischia di scoprirsi di fronte a un potenziale confronto con Pechino”.
I generali iraniani dicono di poter resistere 6 mesi, ma le loro raffinerie sono in fiamme. L’Iran ha davvero la forza di resistere o il regime sta per crollare?
“Gli USA stanno colpendo duro, ma il regime può resistere se la maggioranza persiana si compatta contro il “nemico esterno”. Tuttavia, il vero pericolo per Teheran è la frammentazione interna. Washington e Tel Aviv stanno cercando di infiammare le minoranze (curdi, baluci e azeri) per scatenare una guerra civile e dividere l’Iran in piccoli stati autonomi. In particolare, si punta sull’Azerbaigian per spingere i milioni di azeri che vivono in Iran alla rivolta. È una strategia rischiosa: distruggere l’Iran creerebbe una “voragine infernale” in tutto il Medio Oriente, destabilizzando l’intera regione per decenni e impedendo agli Stati Uniti di sganciarsi da questo fronte”.
Se il regime sente di essere vicino al collasso, l’Iran accelererà verso l’arma nucleare?
“Israele e Stati Uniti puntano a rovesciare il regime e azzerare il suo programma nucleare. Finora, la politica estera iraniana si è basata sulla fatwa (l’editto religioso) di Ali Khamenei che proibiva l’arma atomica definendola contraria alla legge islamica. Teheran sa che dotarsi della bomba innescherebbe una corsa al nucleare in Arabia Saudita e Turchia. Tuttavia, l’intensificarsi degli attacchi di Israele e Stati Uniti potrebbe non lasciare altra scelta: per assicurarsi la sopravvivenza in una guerra diventata esistenziale, l’Iran potrebbe decidere di dotarsi della bomba atomica come estrema forma di deterrenza”.
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