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Iran, Benifei (Pd): “Meloni non definisce una linea chiara. L’Italia deve smettere di essere marginale e tornare a mediare tra Washington, Tel Aviv e l’Europa”

Le recenti tensioni in Medio Oriente hanno sollevato forti interrogativi sulla politica estera italiana. Secondo Brando Benifei, eurodeputato del Pd, intercettato da Affaritaliani, il governo guidato da Giorgia Meloni mostrerebbe “una gestione inadeguata e poco definita sul piano politico”, reagendo a una crisi nota da tempo come se fosse improvvisa. “Parlare di ‘linea del governo’ al momento sarebbe un giudizio generoso”, afferma l’europarlamentare del Partito Democratico, sottolineando un presunto appiattimento della politica italiana sulle posizioni di Donald Trump, anziché “contribuire a una posizione europea autonoma orientata alla de-escalation e al rispetto del diritto internazionale”.

Benifei non risparmia critiche all’operato dall’esecutivo: “Il governo parla di prudenza, perché non riesce a esercitare un ruolo e, quindi, è succube degli avvenimenti. L’attendismo non è una scelta di Meloni e Tajani, ma la conseguenza del fatto che l’Italia con loro non conta nulla. In una fase così delicata servirebbe un’iniziativa diplomatica più visibile, soprattutto nel quadro europeo, per riaprire spazi di negoziato. Invece il viaggio di Crosetto e le dichiarazioni di Tajani ci mettono in imbarazzo. Siamo purtroppo sempre più marginali”.

La posizione della Spagna

Il dibattito sul posizionamento dell’Italia nella Nato e nel Mediterraneo emerge anche nel confronto con la Spagna, dopo che il premier Pedro Sánchez ha dichiarato che il suo Paese “non sarà complice della guerra”. “Bisogna decidere dove vogliamo stare nel mondo: se stare in scia con le guerre di Trump e Netanyahu o se difendere il multilateralismo e la diplomazia. Il conflitto può avere conseguenze molto ampie da tanti punti di vista: umanitario, economico, geopolitico. Bisognerebbe rafforzare un messaggio diverso assieme a Sánchez e respingere una guerra contraria ai nostri principi e anche ai nostri interessi, pensiamo a ciò che sta succedendo ad Hormuz”, prosegue l’eurodeputato.

Sulla questione delle basi italiane concesse agli Stati Uniti, Meloni ha chiarito che non sono destinate a operazioni di bombardamento. Una spiegazione contestata da Benifei che sottolinea come, secondo lui, il governo italiano calpesti il diritto internazionale e si renda subalterno agli interessi americani: “Si calpesta il diritto, ma ci si vorrebbe nascondere dietro qualche cavillo. Questo governo è davvero incredibile: per loro il diritto internazionale ‘vale fino a un certo punto’, ma al tempo stesso si va a ripescare qualche comma, purché l’obiettivo resti lo stesso: non contrariare l’amico Trump”. Secondo il politico, la subalternità dell’Italia potrebbe spiegare perché gli Stati Uniti non abbiano neppure informato Roma in anticipo sull’operazione militare.

Il confronto parlamentare

La gestione della crisi sul piano parlamentare non appare migliore. Il Movimento 5 Stelle ha accusato l’esecutivo di “andare in radio ma scappare dall’Aula”, una critica che Benifei riprende: “Il confronto parlamentare è sterile, se viene svuotato della sostanza. Oggi l’Italia non ha una politica estera, ma si limita a legittimare attacchi militari unilaterali, che rischiano di far saltare completamente il quadro delle regole e gettarci in conflitti e instabilità permanenti. Meloni manda avanti i suoi Ministri, cercando di prendere tempo e sperando che la crisi rientri presto. Nella maggioranza ci sono molti opinionisti che danno il loro punto di vista, ma mancano decisioni concrete e posizioni politiche chiare”.

Nonostante ciò, Benifei riconosce che l’Italia potrebbe ancora avere un ruolo di mediazione diplomatica, almeno in linea teorica. “L’Italia ha storicamente avuto una capacità di dialogo con molti attori del Mediterraneo e del Medio Oriente e in una fase di forte tensione dovrebbe favorire un’iniziativa diplomatica europea, che tenga aperti più canali di dialogo. Non mi pare però che abbiamo un governo all’altezza di questa sfida”, conclude l’eurodeputato che descrive un’Italia marginale sul piano internazionale, in balia degli eventi e incapace di definire una strategia chiara e autonoma, mentre le crisi internazionali continuano a intensificarsi con conseguenze economiche, umanitarie e geopolitiche potenzialmente gravi.

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