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Guerra in Iran, gli effetti sui mercati

Mercati ancora in rosso dopo l’attacco congiunto Israele–Usa contro l’Iran. Le Borse europee restano deboli e Piazza Affari fatica a recuperare terreno, mentre gli investitori riorientano i portafogli in chiave difensiva. Come leggere tale scenario e che cosa aspettarci? Michele Sansone, country manager di iBanFirst Italia, spiega ad Affaritaliani che nei prossimi giorni “potremmo assistere a una riallocazione dei flussi di capitale globali verso attività denominate in dollari statunitensi. Tale dinamica eserciterebbe una pressione al ribasso sui rendimenti dei Treasury Usa, contestualmente determinando un apprezzamento del dollaro. Anche il franco svizzero (CHF), di fatto percepito come valuta rifugio grazie alla solida posizione patrimoniale della Svizzera e alle sue rilevanti riserve auree, potrebbe registrare un significativo rafforzamento. La maggior parte degli investitori istituzionali lo considera infatti una copertura ideale contro il rischio geopolitico”.

Sul fronte valutario, secondo Sansone, anche lo yen potrebbe offrire un rimbalzo tecnico, pur in un quadro strutturalmente fragile: “Per quanto riguarda lo yen giapponese (JPY), è plausibile un rimbalzo nel breve termine. Tuttavia, le pressioni ribassiste strutturali permangono, soprattutto alla luce del probabile rinvio del rialzo dei tassi da parte della Bank of Japan atteso tra marzo e aprile”. L’attenzione si concentra poi sulle materie prime energetiche, con il petrolio che tende a reagire rapidamente alle tensioni geopolitiche: “Anche le quotazioni del petrolio sono destinate ad aumentare nel breve periodo. Durante il conflitto della durata di 12 giorni nel 2025, i prezzi registrarono un incremento del 15%, per poi rientrare rapidamente ai livelli pre-crisi con la cessazione delle ostilità. È ragionevole ipotizzare che il petrolio possa replicare un andamento analogo anche in questa circostanza”.

Resta però centrale il tema dell’incertezza sulla durata e sull’intensità del conflitto, elemento che condiziona le aspettative dei mercati: “Permane un elevato grado di incertezza in merito alla durata del conflitto. Le quotazioni attuali riflettono l’ipotesi di uno scenario in cui l’attacco congiunto israelo-statunitense contro l’Iran non si protragga oltre quanto avvenuto a metà 2025. È altamente improbabile che Donald Trump si lasci coinvolgere in un conflitto tale da compromettere le prospettive elettorali in vista delle elezioni di metà mandato”.

Infine, Sansone evidenzia un possibile elemento di sottovalutazione del rischio da parte degli investitori: “Tuttavia, emerge un nuovo elemento di rilievo: l’amministrazione Trump ha esplicitamente invocato un cambio di regime. In questo contesto, per l’Iran si tratta di una guerra che potrebbe decidere il futuro del regime. In funzione della capacità dell’Iran di proseguire le proprie azioni offensive nell’area e del supporto militare fornito dai suoi alleati regionali (quali Hezbollah e gli Houthi), non si può escludere uno scenario di maggiore durata del conflitto e di tensioni sui mercati superiori alle attese. È possibile che, in questa fase, i mercati stiano sottovalutando il rischio geopolitico, mostrando un eccesso di ottimismo“, conclude l’analista.

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