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De Martino al timone di Sanremo 2027, Luca Poma: “Solleverà gli ascolti e parlerà alle nuove generazioni: ecco perché la prossima edizione sarà un successo”
Si vociferava da un po’, ma il chiacchiericcio di corridoio si è materializzato nel corso della finale del Festival di Sanremo, quando l’uscente Carlo Conti ha portato sul palco della kermesse Stefano De Martino, ufficializzando così il passaggio di consegne. Un momento inedito nella storia della manifestazione, mai avvenuto prima d’ora, e – secondo Luca Poma – tutt’altro che casuale. “In un’edizione del Festival non tra le più brillanti, quest’iniziativa è stata certamente utile per dare nuova energia alla manifestazione, con un passaggio del testimone tra il rassicurante Carlo Conti e un volto nuovo, ma che ha già dato ottima prova di sé, come Stefano De Martino. La reputazione di un brand, e il Festival di Sanremo è certamente un brand di grande valore , si costruisce anche così”, commenta il giornalista, specialista in Reputation management, intercettato da Affaritaliani.
Il riferimento è al passaggio tra Conti, figura solida e rassicurante della televisione italiana, e De Martino, conduttore più giovane, con un percorso diverso e apparentemente meno legato al mondo musicale. Una scelta che ha suscitato interrogativi, proprio per l’assenza di una marcata esperienza musicale nel curriculum del nuovo direttore artistico. Ma anche su questo punto Poma è netto: “Direi che, banalmente, parlano gli ascolti dei programmi che ha già condotto, e che giustificano pienamente questa scelta”.
La scommessa della Rai
La decisione, tuttavia, resta carica di ambivalenze. È al tempo stesso una mossa coraggiosa e una scommessa, “un azzardo molto sfidante, perché comporta un’enorme responsabilità per un neanche quarantenne come De Martino”, dice Poma. “Al contempo, è una scelta azzeccata, perché il Festival, pur impeccabilmente condotto da Conti, professionista di straordinaria esperienza, aveva bisogno di un segnale forte e di una svolta. E l’ha capito per primo proprio Conti che, da persona navigata qual è, ha voluto gestire personalmente il passaggio del testimone, puntando su un giovane cavallo di razza”, prosegue il docente. Quale sarà l’effetto?: “Un’intelligente fenomeno di ‘osmosi reputazionale’”’, da De Martino a lui: potrà dire, come amava fare il grande e indimenticato Pippo Baudo, ‘l’ho scelto io’”. Il richiamo a Pippo Baudo non è casuale: nella storia del Festival, la legittimazione passa spesso attraverso chi consacra e chi viene consacrato. In questo caso, la continuità non viene spezzata, ma solo trasformata.
Ascolti e social
Resta poi la questione degli ascolti e della capacità di intercettare nuove generazioni. Anche su questo fronte Poma si mostra fiducioso: “È molto probabile che aumenteranno, anche perché De Martino parla, anche e soprattutto, alle giovani generazioni. È ancora vivo nel ricordo di molti il suo dirompente sorriso quando, giovanissimo, a 19 anni, riconfermato ad Amici, si gettava per terra dall’emozione davanti a Maria De Filippi, con i pantaloni della tuta da ginnastica, ringraziando anche chi lo aveva criticato, o ancora quando con l’inconfondibile accento napoletano faceva i video durante il suo viaggio a Los Angeles”, sottolinea l’esperto. Stefano De Martino è, insomma, un professionista di primo piano, “che ben conosce il valore della buona reputazione, e sa come costruirla, per se stesso e per le emittenti per le quali lavora”.
Naturalmente, l’era dei social impone cautela. La reputazione oggi si costruisce e si mette in discussione in tempo reale. “Qualche incredibile scivolone reputazionale nell’epoca dei social può capitare anche ai più accorti, quindi è necessario sempre stare all’erta. Ad esempio, la dimensione del ‘privato’ non esiste più, e l’ha imparato velocemente anche De Martino con le polemiche relative alla sua ex moglie Belen nel 2023: occorre governare la propria reputazione con grande lucidità, intervenire rapidamente online per ‘domare’ con competenza eventuali segnali deboli di crisi, e anche aver cura di saper chiedere scusa, senza arroganza, quando si sbaglia. Stefano ha queste doti e per queste, e molte altre ragioni, l’edizione 2027 del Festival di Sanremo, la prima sotto la sua guida, a mio avviso sarà sicuramente un successo”, dice il giornalista.
La sfida, dunque, è aperta. Non ci resta che attendere il prossimo anno.
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