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È Sal Da Vinci il vincitore del settantaseiesimo Festival di Sanremo. La viralità, forse complici anche i meme, hanno giocato un ruolo fondamentale nel portare il cantautore partenopeo alla vittoria, nelle ultime ore ormai data per certa. Secondo posto Sayf, terzo Ditonellapiaga.
La cronaca del gran finale. È il bel pezzo “renghiano” ad aprire l’ultima serata del Festival di Sanremo 2026, ma solo dopo il doveroso messaggio per la pace in Iran, recitato da Giorgia Cardinaletti – “no alla guerra, i nostri giornalisti, i nostri inviati Rai sono sul posto a fare il loro lavoro” – insieme a Carlo Conti e Laura Pausini (“non possiamo ignorare quello che sta succedendo”). The show must go on, però, ed è così che entra Chiello, con il suo “Io ti penso sempre”, che riporta un po’ di leggerezza. Mai quanto quella che fa arrivare Nino Frassica – “ho pensato di rifare lo stesso repertorio, visto che è andata bene; poi c’è anche Bianca Balti, facciamo vincere Olly” – che esordisce elencando le regole che deve seguire il “buon conduttore”: “Rifiutare i Jalisse e Albano”, per esempio. La gara va avanti con Raf. “Sei bellissimo”, urlano dalla platea. Lui canta “Ora è per sempre”, un pezzo che le radio abbracceranno. La voglia e il coraggio di restare insieme anche nei momenti difficili è l’incipit del brano delle vulcaniche “Bambole di Pezza”.
Il bacio che Conti dà a zia Mara, come buon augurio per “Domenica In”, lascia spazio al topico ingresso dell’elegantissima e luminosa Giorgia Cardinaletti che, nonostante l’emozione, fa bene le scale, annientando la sua più grande paura. Annuncia “Naturale” di Leo Gassmann. In argento puro, è la volta di Malika Ayane, con la sonorità leggera di “Animali notturni”. Acclamato dal pubblico dell’Ariston, l’inconfondibile Tommaso Paradiso, già hit, come J-Ax, accolto dall’orchestra con cappello da cowboy. LDA e Aka 7Even fanno ballare il teatro di Sanremo, prima di lanciarsi nel ricordo nostalgico di “Come saprei” di Giorgia. La carrellata festavaliera prosegue con Serena Brancale, con indosso l’abito di sua madre. Nino Frassica, col capello “alla Malgioglio”, supplisce all’assenza di Can Yaman – “non poteva tornare, sta girando un film!” – con l’annuncio, al posto suo, di un singolare giocoliere marzulliano. Dopo la Divina Patty Pravo che incanta, ad accendere l’ultima serata del festival è Sal Da Vinci che prende per mano zia Mara e la fa danzare.
È il momento di Andrea Bocelli, che arriva a cavallo sulle note del “Gladiatore”, chiamato dalla voce calda di sua moglie Veronica e da Carlo, che l’accompagna al piano. “Ho vinto nelle nuove proposte tanti anni fa, adesso potrei vincere Sanremo solo nelle vecchie proposte”, ha detto il maestro, presentato dalla voce di Pippo Baudo. Immenso ha cantato, su quel palco che è per lui radici e origine di tutto.
Elettra Lamborghini, piumata d’argento con “Voilà”, abbraccia la Pausini e le chiede un abbraccio: “Qualcosa dovrò pur vincere, almeno la gara bilaterale, amore vieni qui, che prendo punti!”. Al Suzuki Stage si esibiscono i Pooh, con “Uomini soli”, pezzo dalla bellezza eterna. Dopo Ermal Meta e Ditonellapiaga, l’annuncio tanto atteso: il passaggio di testimone, per la prima volta in diretta, tra Carlo Conti e Stefano De Martino, che sarà il direttore artistico e conduttore di Sanremo 2027. Occhi lucidi e testa bassa, De Martino ringrazia Conti per la generosità e la Rai per l’opportunità: “Mi raccomando Carlo, non spegnere il telefono”.
Nayt, con un’esecuzione che convince per il futuro (“Viva la cultura”) e la fiabesca Arisa. E mentre Max Pezzali termina il suo viaggio a bordo della nave con un medley che inizia con “Come mai” e “Nessun rimpianto”, Sayf e Samuray Jay emozionano con l’abbraccio alle mamme. Si esibiscono Levante e Fedez&Masini, poi Michele Bravi. Fulminacci fa cantare il pubblico (“Stupida sfortuna”), Luchè piace. I dati sui femminicidi – oltre cento l’anno, uno ogni tre giorni – diventano protagonisti del momento di Gino Cecchettin, papà di Giulia. I nomi delle vittime compaiono sullo sfondo. “È una scelta, o chiuderti, o provare a trasformare quel dolore”, racconta Gino, che spiega come riconoscere la violenza, fin dai primi segnali. E si commuove, il papà di Giulia, nel lanciare il suo messaggio: “Donne, non siete sole, la vostra libertà non è negoziabile. Chiedere rispetto non è troppo, è il minimo. La guerra non è agli uomini, ma è al maschilismo. L’amore lascia spazio, lascia libera la vita”.
La gara s’avvia alla conclusione con Tredicipietro e Mara Sattei, ma è Dangen D’Amico a movimentare il rush finale, cantando in platea, “AI, AI”. Poi ci sono Enrico Nigiotti, Maria Antonietta & Colombre ed Eddie Brock a chiudere la partita. È il momento della classifica provvisoria dei trenta big, fra questi i primi cinque al televoto: Fedez&Masini, Arisa, Ditonellapiaga, Sal Da Vinci e Sayf. Il medley della Pausini chiude, di fatto, lo spettacolo e lascia spazio alla proclamazione dei vincitori dell’ultima edizione firmata Carlo Conti. Il Premio Lucio Dalla a Serena Brancale, il Premio Critica a Fulminacci, il Premio Sergio Bargotti il Miglior Testo a Fedez&Masini, il Premio Giancarlo Bigazzi Miglior Componimento Musicale, invece, va a Ditonellapiaga. Il premio Tim viene consegnato a Serena Brancale. È stata una lunga settimana, ricca di pronostici e di emozioni. Vi salutiamo e vi diamo appuntamento al prossimo anno, con un pensiero: viva la musica italiana.
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