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                <em>Da Andrea Solforetti su Facebook</em>

Il pino di Monserrato non era soltanto un albero. Era una presenza silenziosa, un punto di riferimento nel paesaggio e nella memoria collettiva di Porto Azzurro. Con l’avvio dell’abbattimento, a seguito della malattia che lo ha colpito, si chiude inevitabilmente un capitolo della nostra storia locale. Senza voler attribuire responsabilità o puntare il dito sulle cause che ne hanno determinato il disseccamento, credo che sia naturale, per tutti noi, provare un senso di perdita. Il Pino era un simbolo che andava oltre l’aspetto religioso e la vicinanza al Santuario della Madonna di Monserrato: rappresentava il tempo che passa, le generazioni che si susseguono, le radici di una comunità. Accolgo con rispetto l’idea del sindaco di ricavare dal tronco un volto della Madonna, gesto che certamente richiama l’identità spirituale del luogo. Allo stesso tempo, mi permetto di suggerire che si possa affiancare a questa scelta anche un segno dal valore più universale, capace di parlare a tutti. Si potrebbe, ad esempio, conservare una sezione del tronco o della corteccia in una teca protetta, accompagnata da un pannello che racconti la storia del nostro Pino: quanti anni ha vissuto, cosa ha rappresentato per il paese, perché è stato necessario abbatterlo. Quel luogo potrebbe diventare non solo uno spazio di memoria, ma anche uno spazio di educazione ambientale permanente, un piccolo presidio di rispetto verso la natura. E, perché no, si potrebbe anche valutare un’iniziativa simbolica ma concreta: piantare, a cura del Comune, un nuovo albero per ogni bambino nato a Porto Azzurro, creando nel tempo un piccolo bosco della comunità. Un gesto che non resti solo simbolico, ma che sia seguito e curato dall’amministrazione, affinché ogni pianta possa crescere e diventare, a sua volta, memoria viva. Sarebbe un modo per trasformare una perdita in un nuovo inizio, legando le nuove generazioni a un impegno tangibile verso l’ambiente. Trasformare questa perdita in un momento di consapevolezza significherebbe dare al pino di Monserrato una seconda vita: non solo come simbolo religioso, ma anche come monito sull’importanza di custodire la natura e di difendere i nostri beni comuni. Perché quando si perde un albero così, non si perde soltanto legno: si perde un pezzo di identità.

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