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Ricavi 6,78 mld, margine 16% e debito a 1,1 mld: extra-cedola agli azionisti.

In un 2025 segnato da volatilità dei cambi, pressioni da dazi e inflazione dei fattori produttivi, Pirelli & C. S.p.A.archivia l’esercizio con numeri che confermano la traiettoria del piano: obiettivi centrati e, soprattutto, leva in calo più rapidamente del previsto. Il messaggio per il mercato è chiaro: quando la redditività regge e la posizione finanziaria netta migliora, la “licenza” di remunerare gli azionisti si allarga. 

La fotografia dell’anno mette in fila i punti che contano per un investitore: ricavi a 6.776,2 milioni di euro, con crescita organica del +4,2% (ma sostanzialmente stabili a valori assoluti per l’impatto cambi e il deconsolidamento di Däckia), Ebit adjusted a 1.081,4 milioni (+2%) e margine Ebit adjusted al 16%. L’utile netto sale a 530,7 milioni (+5,9%). 

Il “cuore” del lavoro impostato da Marco Tronchetti Provera resta la scelta industriale di spingere sulla fascia più profittevole: l’High Value arriva al 79% delle vendite (dal 76% nel 2024), mentre il price/mix (+3,8%) continua a fare da cuscinetto in un contesto dove non tutto è controllabile. Nel comunicato regolamentato, Pirelli quantifica in circa 320 milioni l’impatto negativo dei fattori esterni (cambi, materie prime, inflazione e dazi USA), a cui l’azienda risponde con efficienze e gestione del mix. È qui che la strategia “premiumizzazione + disciplina operativa” diventa finanza: proteggere il margine mentre il mondo si complica. 

Il vero salto, però, è sul fronte cassa e struttura finanziaria. La PFN migliora a -1.102 milioni (da -1.925,8 milioni) e batte nettamente il target indicato (~-1,6 miliardi). Il rapporto PFN/Ebitda adjusted scende a 0,71x, meglio dell’asticella 2025 (~1x). In parallelo, il CdA sottolinea un margine di liquidità di 3.105,8 milioni, utile a coprire le scadenze “fino a oltre il terzo trimestre 2029”: un dettaglio che pesa nella percezione del rischio credito e nel costo del capitale. 

È su questa base che arriva la mossa più “market friendly”: dividendo complessivo proposto di 0,34 euro per azione, di cui 0,10 euro straordinario (0,24 euro ordinario, coerente con una pay-out policy intorno al 50% dell’utile consolidato). Il punto non è solo la cedola: è il segnale che, con leva in discesa, Pirelli si sente abbastanza coperta da restituire extra valore senza compromettere la traiettoria industriale. 

Guardando al 2026, la guidance resta prudente ma non difensiva: ricavi attesi tra 6,7 e 6,9 miliardi, Ebit margin adjustedintorno al 16% in “lieve miglioramento”, flusso di cassa netto ante dividendi atteso a ~0,50 miliardi e PFN a fine 2026 a ~-1,2 miliardi (PFN/Ebitda adjusted ~0,75x). In sintesi: continuità sul margine, disciplina sulla cassa, leva ancora sotto controllo. 

Nel racconto di Trochetti, la parola-chiave è data driven: scenario “impegnativo”, ma con “occasioni concrete di crescita” da cogliere facendo leva sul modello di business e sulla leadership di prodotto, oltre a una “solida remunerazione” per gli azionisti. Una lettura che tiene insieme industria e finanza: puntare sulla parte alta del mercato per difendere margini e generare cassa, così da ridurre il rischio (leva) e aumentare la flessibilità (dividendo). 

In Breve

  • Ricavi 2025: 6.776,2 mln € (crescita organica +4,2%
  • High Value: 79% vendite (76% nel 2024) 
  • Ebit adjusted 2025: 1.081,4 mln € (+2%
  • Margine Ebit adjusted 2025: 16% (15,7% nel 2024) 
  • Utile netto 2025: 530,7 mln € (+5,9%
  • Cassa ante dividendi 2025: 1.073,8 mln € (577,3 mln € excl. conversione bond) 
  • PFN 31/12/2025: -1.102,0 mln € (da -1.925,8 mln €) 
  • PFN/Ebitda adjusted 2025: 0,71x
  • Dividendo proposto: 0,34 €/azione (0,24 ordinario + 0,10 straordinario
  • Q4 2025 ricavi: 1.581 mln € (crescita organica +6,1%
  • Target 2026: ricavi 6,7–6,9 mld €, margine adj ~16%, cassa ~0,50 mld € 

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