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La serata inaugurale del Festival di Sanremo 2026 è stata segnata da una protesta a sorpresa. Un gruppo di attivisti di Extinction Rebellion ha invaso il blue carpet davanti al Teatro Ariston, superando le transenne e interrompendo il tradizionale passaggio di artisti e ospiti.
Una decina di persone ha esposto cartelli e striscioni con slogan contro le politiche considerate “ecocide” e le operazioni di greenwashing legate ai principali sponsor della manifestazione. Alcune frasi richiamavano ironicamente i titoli delle canzoni in gara, come “Stella Stellina, l’ecocidio si avvicina”, riferimento diretto al brano presentato da Ermal Meta.
L’intervento della sicurezza è stato immediato: gli striscioni sono stati rimossi e i manifestanti allontanati dalla passerella. Secondo quanto riferito, alcune delle persone coinvolte risultano attualmente in stato di fermo, mentre la situazione è tornata rapidamente sotto controllo consentendo il regolare svolgimento dell’evento.
In una nota diffusa dopo l’azione, Extinction Rebellion ha spiegato le ragioni della protesta, puntando il dito contro Eni, accusata di utilizzare sponsorizzazioni culturali e sportive per “ripulire” la propria immagine. Il movimento cita un report del 2023 di Oil Change International, secondo cui nel 2022 le attività di Eni avrebbero generato più emissioni nette di gas serra dell’Italia stessa.
Viene chiamata in causa anche A Sud, che in uno studio recente avrebbe evidenziato una strategia di marketing culturale non accompagnata, secondo gli attivisti, da impegni ambientali concreti. Nel mirino finisce inoltre Costa Crociere, altro main sponsor del Festival, accusata di promuovere il gas naturale liquefatto come soluzione sostenibile nonostante le criticità ambientali.
«Così come sarebbe inaccettabile che le aziende del tabacco sponsorizzassero il Festival, lo è permettere a chi è maggiormente responsabile della crisi climatica di usare Sanremo per ripulire la propria immagine», scrive il movimento. Un messaggio netto, chiuso con uno slogan destinato a far discutere: “Non c’è musica su un pianeta morto”. Una protesta che riaccende il dibattito sul rapporto tra grandi eventi culturali, sponsor e responsabilità ambientale.
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