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Domenico, la catena di errori che ha portato alla morte del bimbo di due anni
Con la morte del piccolo Domenico si aggrava la posizione dei sei sanitari finora indagati dalla Procura di Napoli. L’ipotesi di reato, inizialmente formulata come lesioni colpose gravi, sarà ora aggiornata in omicidio colposo dopo l’autopsia che verrà disposta nei prossimi giorni. I carabinieri del Nas hanno sequestrato i telefoni dei medici coinvolti e acquisito ulteriore documentazione per ricostruire ogni passaggio della vicenda.
Il bambino, due anni, era affetto da una grave cardiomiopatia dilatativa ed era ricoverato all’ospedale Monaldi di Napoli in attesa di un trapianto. Il 22 dicembre arriva la notizia di un cuore compatibile disponibile a Bolzano. Per il trasporto viene scelto un box isotermico privo di sistema di controllo e allarme della temperatura, nonostante nel reparto fossero presenti tre dispositivi di ultima generazione con monitoraggio interno ed esterno. Secondo quanto emerso dall’audit interno, il personale non sarebbe stato formato all’uso di quei contenitori più moderni.
Il viaggio e l’errore fatale
Alle 4.30 del 23 dicembre l’équipe parte per Bolzano. Durante le operazioni di confezionamento dell’organo, ci si accorge che il ghiaccio a disposizione non è sufficiente. Viene chiesta un’integrazione al personale di sala operatoria. Nel contenitore finisce però ghiaccio secco, a una temperatura di circa -80 gradi, invece del ghiaccio tradizionale. Nessuno si accorge dell’errore. Il cuore rientra a Napoli e arriva in sala operatoria nel primo pomeriggio. Il cardiochirurgo procede all’espianto del cuore malato dopo aver ricevuto rassicurazioni sulla corretta conservazione dell’organo donato. Ma all’apertura del contenitore il cuore appare come un “blocco congelato”. Dopo circa venti minuti viene scongelato e, in assenza di alternative immediate, si decide comunque di procedere con l’impianto. Il cuore non riparte. Si tenta il supporto con Ecmo e viene richiesto con urgenza un nuovo organo.
Le settimane successive e l’epilogo finale
Nei giorni successivi le condizioni di Domenico restano gravissime. I danni agli organi interni si aggravano progressivamente. Secondo quanto riferito, ai genitori non viene spiegato che il cuore trapiantato era arrivato congelato. Intuiscono che qualcosa non va, ma non conoscono l’intera sequenza degli eventi. L’11 gennaio la madre si rivolge ai carabinieri. La Procura affida al Nas il compito di ricostruire tutte le fasi: dal prelievo a Bolzano al trasporto, fino all’intervento a Napoli. Parallelamente vengono avviate verifiche amministrative e un audit interno.
Il 7 febbraio la vicenda diventa pubblica. L’appello della madre per un nuovo cuore mobilita l’opinione pubblica e il Centro nazionale trapianti avvia ulteriori verifiche. Pochi giorni dopo arriva la disponibilità di un altro organo, ma un consulto con specialisti provenienti da diverse città italiane conclude che le condizioni del bambino non consentono un secondo intervento: i danni sono ormai irreversibili.
All’alba del 21 febbraio il cuore di Domenico si ferma. La madre affida ai social parole cariche di dolore e richiesta di giustizia: vuole conoscere tutta la verità su quanto accaduto. Ora spetterà all’autopsia e alle indagini chiarire ogni responsabilità: dalla scelta del contenitore per il trasporto, all’utilizzo del ghiaccio secco, fino alla decisione di procedere comunque con l’impianto di un organo compromesso. Una catena di errori che, secondo gli inquirenti, potrebbe aver segnato in modo irreversibile il destino del piccolo.
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