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Bimbo con il cuore bruciato, Bassetti: “Per lui è questione di ore. Chi ha sbagliato paghi, ma il caso del Monaldi non getti fango su tutto il sistema”

Al via la pianificazione delle cure palliative per il piccolo di due anni del Monaldi, tristemente passato alle cronache come il “bimbo dal cuore bruciato”. Una vicenda dolorosa, che oggi è al centro di un’inchiesta della Procura e che, come sottolinea l’infettivologo Matteo Bassetti, deve essere chiarita “rapidamente e fino in fondo, non solo per rispetto della famiglia, ma anche per la credibilità dell’intero sistema trapianti”.

“La strada che si sta seguendo è quella della palliazione, non l’eutanasia vera e propria, ma un percorso che evita l’accanimento terapeutico quando, ormai, non ci sono più chance”, spiega l’esperto. Nel momento in cui una condizione di coma diventa “talmente impegnativa da non avere strada di ritorno”, le cure palliative rappresentano “la strada opposta alla cura, ma anche quella che tutela la dignità del paziente”. “Si tratta di percorsi che possono durare ore o giorni, ma raramente tempi più lunghi. La via di questo bambino purtroppo è segnata”, dice Bassetti.

L’inchiesta e le possibili responsabilità

Intanto, la Procura della Repubblica sta facendo luce su una catena di eventi che, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe costellata di errori. “È una verità che si deve prima di tutto alla famiglia del bambino, ma anche a tutti i sanitari che lavorano nel campo dei trapianti”, sottolinea l’infettivologo. 

Uno dei punti più delicati riguarda la conservazione dell’organo. Se fosse confermato, come ipotizzato, un utilizzo non corretto del ghiaccio secco, le conseguenze sarebbero “drammatiche”. Il ghiaccio secco, infatti, ha temperature estremamente basse (fino a -78 gradi) e non è lo strumento previsto per la conservazione di un cuore destinato al trapianto, che deve essere mantenuto a circa 4 gradi. “Il ghiaccio secco è quello che fa il fumo: se lo tocchi ti bruci. Se apri un freezer a meno 80 gradi e tocchi l’interno, il dito può restare attaccato. Sono temperature che possono danneggiare irreversibilmente i tessuti”, spiega Bassetti.

Ma il punto non è solo questo. “In un trapianto cardiaco, la procedura prevede che l’espianto del cuore del ricevente avvenga solo dopo aver verificato in modo definitivo l’idoneità dell’organo del donatore. Quel cuore doveva essere verificato prima. Non si sarebbe dovuto dare inizio all’espianto del cuore del bambino senza la certezza dell’adeguatezza dell’organo donato”, osserva Bassetti. Una sequenza che, se non fosse stata rispettata, rappresenterrebbe l’ennesimo disastro di una catena di errori. “Questo povero bambino, anziché avere una chance di trapiantabilità, l’ha perduta. Paradossalmente, funzionava meglio se gli fosse stato lasciato il cuore di prima”, prosegue. 

“Se qualcuno ha sbagliato, ed è evidente che qualcosa non ha funzionato, deve essere chiarito chi ha sbagliato, perché e cosa non ha funzionato”, aggiunge. Ma i trapianti, per loro natura, non sono mai privi di rischio. Possono verificarsi rigetti o complicanze anche quando tutte le procedure sono eseguite correttamente. Tuttavia, proprio per questo, “il sistema deve essere impeccabile nelle sue regole e nei suoi controlli”. 

Un doppio dramma

Ma a pesare sulla drammaticità della vicenda è anche la condizione di chi, quel cuore, l’ha donato. “Un trapianto che non va a buon fine è un doppio dramma, che coinvolge sia chi riceve l’organo, sia chi lo ha donato: famiglie che hanno compiuto un gesto di straordinaria generosità, spesso nel momento più doloroso della propria vita, e che vedono quel gesto andare in fumo”, spiega l’esperto che invita, però, a non generalizzare.

“Il nostro Paese è un’eccellenza e il Programma nazionale trapianti, gestito dal Ministero della Salute, è considerato un fiore all’occhiello. Da uomo di salute pubblica, dico: ‘Non buttiamo tutto in vacca’. Un errore, per quanto grave, non può trasformarsi in una condanna dell’intera sanità italiana”, afferma. Anche il Monaldi, finito al centro delle cronache e delle critiche, “è uno straordinario ospedale, e non bisogna gettare fango su tutto il sistema”. Proprio per questo, la vicenda deve essere chiarita “rapidissimamente”, per evitare un danno di immagine su un sistema che salva migliaia di vite ogni anno.

Anzi, secondo l’infettivologo, la rapidità con cui sono emersi elementi rilevanti – e le dimissioni del cardiologo coinvolto – dimostrerebbero che il sistema è in grado di reagire e fare autocritica. “Siamo di fronte a una reazione che denota che il sistema funziona. Tutto è stato fatto alla luce del sole”.

Il rispetto per la famiglia

Bassetti ha poi espresso un pensiero alla famiglia del bambino. “Ho apprezzato moltissimo la compostezza della famiglia. Alla mamma va la mia vicinanza cristiana: una sobrietà davvero ammirevole in una situazione così difficile”. Tocca ora alla giustizia fare il suo compito, accertare responsabilità individuali e falle organizzative. Ma, come sottolineato, la posta in gioco è più ampia: “La fiducia in un sistema che ogni giorno offre una speranza a chi è in lista d’attesa e onora il gesto generoso di chi sceglie di donare. Per questo, chiarire rapidamente e con trasparenza è un dovere morale”, conclude. 

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