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Chi è Paolo Petrecca: la carriera in Rai (e prima della Rai)
Paolo Petrecca ha rimesso oggi il mandato da direttore di Rai Sport nelle mani dell’amministratore delegato Rai Giampaolo Rossi: lascerà l’incarico al termine delle Olimpiadi di Milano-Cortina, con l’affidamento “in via transitoria” della responsabilità di Rai Sport a Marco Lollobrigida.
Paolo Petrecca, romano, classe 1964, è una figura che in Rai ha attraversato più stagioni e più ruoli: non solo giornalista, ma anche autore e volto televisivo, con un passato che include pure esperienze da telecronista sportivo. Dopo gli inizi tra emittenti locali del Lazio e una parentesi in radio (RTL 102.5), entra in Rai nel 2001 al Tg2.
Da lì il passaggio cruciale a RaiNews24 dove, nel novembre 2021, diventa direttore delle all news: RaiNews24, Rainews.it e Televideo. Una direzione che, però, si trascina dietro polemiche interne e scelte editoriali contestate, fino alla sfiducia della redazione e allo spostamento, con un passaggio che ha fatto discutere, alla guida di Rai Sport.
È un profilo che, nel tempo, ha sempre diviso: sostenuto dai vertici e contestato dalle redazioni. Ed è proprio questo “corto circuito”, promozioni e ricollocazioni nonostante le bocciature interne, a fare da fil rouge alla sua parabola.
Paolo Petrecca: le (troppe) volte in cui è stato sfiduciato
La prima sfiducia arriva da RaiNews24: a marzo del 2025, quando la redazione vota una consultazione interna dopo una serie di tensioni culminate nel caso del titolo su Andrea Delmastro. RaiNews mandò per ore in sovrimpressione un titolo “assoluzione per Delmastro”, mentre in quel momento si trattava solo della richiesta del pm (un passaggio processuale, non una sentenza). La sera, poi, Delmastro venne condannato. Per i giornalisti fu l’ennesima prova di una gestione considerata spinta, aggressiva e poco accurata nel confezionamento dell’informazione, e nella consultazione l’83% dei votanti espresse sfiducia verso la direzione.
A Rai Sport il copione si ripete: durante 2025 la redazione boccia per due volte il suo piano editoriale. Le votazioni diventano un atto politico-sindacale interno, il segnale che la redazione non riconosce nel progetto del direttore una linea condivisibile, né sul piano dei contenuti né sul metodo di gestione.
Durante Milano-Cortina la frattura si allarga ulteriormente e la protesta interna assume forme clamorose, con ritiro delle firme dei giornalisti durante i giochi e la mobilitazione annunciata “a tutela della credibilità della testata”. Durante le gare i giornalisti di Rai Sport hanno letto anche un pesante comunicato in diretta in segno di lontananza dal proprio direttore.
Nel mezzo, uno dei precedenti più simbolici fu la vicenda del “Festival delle Città identitarie”, quando durante una serata decisiva per le elezioni francesi, quella che ha decretato una batosta per l’estremista di destra Marine Le Pen, finì al centro delle polemiche per una scelta editoriale surreale: fu sdata ampia attenzione all’ evento a Pomezia mentre il resto del mondo seguiva lo scrutinio in Francia.
A rendere il caso ancora più tossico, il fatto che tra le protagoniste dell’evento ci fosse la compagna di Petrecca, Alma Manera. Questo cortocircuito tra informazione e legami personali alimentò l’idea di un direttore disposto a piegare la scaletta a convenienze e messaggi, più che alle priorità giornalistiche del servizio pubblico.
Olimpiadi Milano-Cortina: la telecronaca “della bufera”
Ed ecco che arriva il detonatore definitivo: la cerimonia inaugurale dei Giochi invernali italiani. Petrecca finisce al microfono in corsa, dopo che Auro Bulbarelli, si fa da parte in seguito allo “spoiler” sulla sorpresa legata a Mattarella: “Ci sarà una sorpresa clamorosa del capo dello Stato, Sergio Mattarella, paragonabile a quanto avvenuto a Londra 2012 con la regina Elisabetta e James Bond”. La diretta si trasforma in un caso nazionale (e social) perché gli scivoloni si accumulano uno dopo l’altro.
Come si dice: “Chi ben coimincia è a metà dell’opera”. E invece no… Petrecca apre la cerimonia inaugurale di uno degli eventi più attesi del panorama sportivo internazionale dando il benvenuto dallo Stadio Olimpico (lo stadio di Roma) invece che dal San Siro di Milano.
Poi arriva la prima gaffe “da meme”: la regia inquadra Matilda De Angelis e lui la presenta come Mariah Carey; quando prova a correggersi, inciampa di nuovo chiamandola “Matilde”, aggiungendo confusione alla confusione.
Ma lo scambio di persona più grave è un altro: la donna accanto al Presidente della Repubblica italiano è Kirsty Coventry, presidente del CIO, ma Petrecca la identifica come Laura, la figlia di Sergio Mattarella.
E quando lo show richiama i grandi compositori italiani, spunta anche la freddura che fa storcere il naso a molti: l’uscita su Puccini: “se si fosse chiamato Bianchini…” (ndr: il gioco di parole legato agli altri due omaggiati Verdi e Rossini).
Nel frattempo, la serata prosegue e le sbavature… pure: anzi diventano motivo di irritazione anche per chi è direttamente coinvolto. Tra i tedofori era il momento dei campioni della pallavolo azzurra, Petrecca riconosce solo Paola Egonu e “si perde” Carlotta Cambi e Anna Danesi (e dei campioni della pallavolo maschile Simone Giannelli, Simone Anzani e Luca Porro).
A peggiorare il quadro, durante la sfilata delle delegazioni si infilano anche una serie di luoghi comuni e stereotipi: i brasiliani “con la musica nel sangue”, gli arabi “abituati a vestiti del genere”, fino ad altre generalizzazioni su africani e voodoo e sugli spagnoli “calienti”.
Come se non bastasse il giornalista trova il modo anche di sbagliare con i calcoli “matematici”: parlando del Kazakistan, dice che ha “solo quattro atleti, sette dei quali nello sci di fondo”. Finisce sotto i riflettori anche il passaggio legato all’esibizione per la pace, dove non nomina Ghali: una scelta (o una svista) che viene notata immediatamente e che, qualora ce ne fosse bisogno, scatena ancor di più il dibattito.
Dopo giorni di tensione e polemiche, per la cerimonia di chiusura si tornerà a Bulbarelli: una scelta letta da molti come una retromarcia, il modo più rapido per provare a spegnere l’incendio e riportare la copertura su binari più “istituzionali”.
Petrecca lascia oggi, e il punto non è più il “personaggio” ma diventa il metodo. Perché quando una redazione sfiducia, boccia, protesta e arriva a ritirare la propria firma, non sta facendo folklore interno. Sta dicendo che la credibilità del servizio pubblico, quella che i cittadini comprano ogni giorno attraverso il canone, è un capitale che non puoi sottovalutare e che bisogna rispettare. E a Milano-Cortina, quella diretta, per l’ormai ex direttore Rai Sport, è costata carissima, la famosa “goccia che ha fatto traboccare il vaso”.
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