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Multa di 3,5 milioni a Ciaopeople, editore di Fanpage, per “contratti farlocchi”. La FNSI: “La dignità del lavoro sacrificata sull’altare dell’imprenditoria corsara”.

Una multa da 3,5 milioni di euro per “contratti farlocchi”. È questo l’esito di un’ispezione dell’INPS nei confronti di Ciaopeople Srl, società editrice di Fanpage.it, il giornale online diretto da Francesco Cancellato. La vicenda – riportata alla luce da Libero – non nasce oggi. Per comprenderla occorre tornare indietro di oltre dieci anni e ricostruire passo dopo passo l’evoluzione dei rapporti contrattuali all’interno della testata.

L’inizio

Fanpage nasce nel 2011 con una struttura iniziale composta da una decina di giornalisti assunti con il contratto nazionale Fieg-Fnsi, cioè l’accordo collettivo firmato tra la FIEG (Federazione Italiana Editori Giornali) e la Federazione Nazionale della Stampa Italiana. Si tratta del contratto tradizionale dei quotidiani italiani: quello più tutelante per i giornalisti, ma anche più oneroso per gli editori.

Con la crescita della testata, l’editore sceglie una strada diversa per ampliare l’organico contenendo i costi. Vengono così attivati numerosi contratti di collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co.). Formalmente si tratta di rapporti autonomi, che non prevedono l’obbligo di presenza stabile in redazione. Nella pratica, secondo quanto ricostruito, molti collaboratori avrebbero lavorato con modalità e ritmi analoghi a quelli dei redattori dipendenti, garantendo presenza e inserimento stabile nell’organizzazione.

Le retribuzioni si collocavano tra i 1.000 e i 1.500 euro mensili, inferiori rispetto agli standard del contratto nazionale giornalistico. È qui che si colloca il primo nodo della questione: quando un rapporto formalmente autonomo presenta le caratteristiche tipiche del lavoro subordinato, può scattare la contestazione di “sotto-inquadramento” o di utilizzo improprio del contratto. Uno dei giornalisti coinvolti avvia un’azione legale e raggiunge un accordo economico con l’azienda prima di lasciare la testata. Gli altri restano in attesa di una regolarizzazione.

Il passaggio a un nuovo contratto

Successivamente i collaboratori vengono assunti, ma non con il contratto Fieg-Fnsi. Viene applicato invece un contratto legato all’USPI, generalmente utilizzato da realtà editoriali di dimensioni più ridotte. Si tratta di un contratto con condizioni economiche e normative meno onerose rispetto a quello dei quotidiani nazionali. Secondo quanto riportato, la Fnsi avrebbe inizialmente considerato questa soluzione come transitoria.

Dopo alcuni anni, però, l’accordo non viene rinnovato. L’azienda si rivolge quindi a un altro interlocutore sindacale, la Figec-Cisal, con cui sottoscrive un nuovo contratto collettivo. Le differenze economiche diventano significative: un redattore ordinario con contratto Fieg-Fnsi percepisce circa 2.694 euro lordi al mese, mentre a Fanpage lo stipendio si attesterebbe intorno ai 1.628 euro lordi, circa il 40% in meno. Anche le maggiorazioni per il lavoro festivo risultano molto inferiori rispetto al contratto tradizionale.

L’ispezione dell’INPS

L’intervento dell’INPS riguarda proprio l’inquadramento dei rapporti di lavoro e i contributi previdenziali versati. Se un lavoratore viene inquadrato con un contratto meno oneroso rispetto a quello che, secondo l’ente, sarebbe stato corretto applicare, ne consegue un minor versamento contributivo. In questo caso l’istituto può contestare la differenza e richiedere il pagamento degli arretrati, oltre alle sanzioni. La multa da 3,5 milioni di euro sarebbe quindi legata al recupero contributivo derivante dall’errata applicazione dei contratti rispetto alla natura effettiva del lavoro svolto.

La posizione del sindacato

La Fnsi parla apertamente di concorrenza sleale. Secondo il sindacato, applicare contratti meno onerosi rispetto a quello dei quotidiani tradizionali consentirebbe all’azienda di abbattere il costo del lavoro, alterando le regole del mercato editoriale e comprimendo le tutele dei giornalisti.

“Il gruppo editoriale riesce a fare risparmi non da poco, circa il 40% rispetto ai normali stipendi di categoria“, si legge sul quotidiano Libero che riporta la notizia diffusa dalla Fnsi. “L’applicazione scorretta dei contratti, non rappresenta solo un danno ai colleghi giornalisti, costretti a lavorare con stipendi inferiori e tutele minime, ma è anche un chiaro esempio di concorrenza sleale da parte di aziende che hanno bilanci milionari, pari a quelli dei grandi gruppi editoriali tradizionali”, tuona la la Federazione Nazionale della Stampa Italiana. Che, poi, aggiunge: “La dignità del lavoro, una giusta retribuzione e le corrette tutele previdenziali non possono essere sacrificate sull’altare dell’imprenditoria corsara”.

La sanzione dell’INPS potrà essere oggetto di ricorso. 

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