Rinnovo Patente? Facile ed Economico

Volkswagen prepara un nuovo giro di vite sui costi: secondo quanto riportato da Manager Magazin e ripreso da diverse fonti, il gruppo punta a ridurre le spese del 20% su tutti i marchi entro la fine del 2028.
La mossa arriva mentre la prima casa auto europea cerca di blindare margini e liquidità in un contesto che combina tre pressioni tipiche da “tempesta perfetta”: costi industriali più alti, un mercato cinese sempre più difficile e l’incognita tariffe negli Stati Uniti.
<
p data-end=”1732″ data-start=”1223″>Il punto chiave, dal taglio economico, è che non si tratta più di micro-ottimizzazioni: la stampa tedesca parla di un piano di risparmio “massiccio” presentato in una riunione riservata a Berlino a metà gennaio dal CEO Oliver Blume e dal CFO Arno Antlitz. E quando un gruppo multibrand come VW porta il tema in una stanza “a porte chiuse” con il top management, di solito il messaggio è uno: la struttura dei costi non è più compatibile con lo scenario 2026-2028.
Un primo indizio della direzione è arrivato già a gennaio: il “core brand group” (Volkswagen, Škoda, SEAT/Cupra) avrebbe impostato una riorganizzazione per sbloccare risparmi, riducendo ruoli apicali e centralizzando funzioni chiave (sviluppo, acquisti, produzione) a Wolfsburg. L’obiettivo dichiarato in quel contesto era circa 1 miliardo di euro di risparmi, combinando tagli al personale e maggiore efficienza produttiva.
Tradotto: meno “duplicazioni” tra marchi, più piattaforme e processi condivisi, e una governance più snella. È la logica industriale di chi vuole ridurre il costo fisso per vettura proprio mentre la transizione tecnologica (software, elettrificazione, supply chain batterie) tende ad aumentarlo.
Qui entra la variabile più sensibile: le fabbriche. Nelle ricostruzioni, non è chiaro dove cadrà la scure e quali aree operative saranno chiamate a contribuire al -20%; viene però citata la possibilità che anche chiusure di impianti possano finire sul tavolo.
Ma il fronte sindacale tedesco alza subito un muro. La presidente del consiglio di fabbrica, Daniela Cavallo, ha richiamato l’accordo raggiunto con Volkswagen AG a fine 2024, sottolineando che quel compromesso escludeva chiusure di stabilimenti e licenziamenti per motivi operativi. È un passaggio cruciale: se l’azienda vuole una riduzione costi aggressiva, ma la leva “impianti e licenziamenti” è politicamente blindata, allora l’attenzione si sposta su efficienza di piattaforme, riduzione della complessità, acquisti, energia, logistica e gerarchie interne.
In parallelo, Volkswagen ha già in agenda un ridimensionamento importante: 35.000 posti di lavoro in Germania entro il 2030, con un impianto di gestione “socialmente sostenibile” (uscite naturali, prepensionamenti, incentivi), coerente con la linea “no licenziamenti operativi” rivendicata dal consiglio di fabbrica.
Qui l’equazione economica è semplice: il costo del lavoro non si taglia solo “licenziando”, si taglia anche riducendo livelli manageriali, accorciando catene decisionali e riallineando la capacità produttiva alla domanda reale. Non a caso, nel perimetro dei marchi del gruppo, anche Audi ha annunciato negli ultimi mesi interventi di riduzione costi e organici per sostenere margini e finanziare investimenti.
La Cina è l’altra metà del problema. Per i costruttori tedeschi è stata per anni un generatore di volumi e profitti; oggi è un’arena dove i player locali spingono su elettrico e software, alimentando una guerra dei prezzi che erode margini. Se a questo aggiungi l’incertezza legata alle tariffe (e più in generale a un commercio globale meno prevedibile), la risposta tipica dei board è una: riportare il break-even più in basso, cioè rendere l’azienda profittevole anche con volumi inferiori e prezzi medi più sotto pressione.
Volkswagen, tramite portavoce, ha ricordato che un programma trasversale sui marchi è in corso da tre anni e avrebbe già prodotto risparmi nell’ordine di decine di miliardi. Il prossimo checkpoint vero, però, sarà comunicativo e finanziario: Blume è atteso con un aggiornamento alla conferenza annuale sui risultati il 10 marzo 2026. È lì che il mercato cercherà dettagli: dove si taglia, quanto è strutturale il risparmio, e quale parte serve solo a “compensare” i venti contrari (energia, logistica, tariffe) invece di trasformarsi in margine aggiuntivo.
Rinnovo Patente? Facile ed Economico
Questo articolo è stato pubblicato in origine su questo sito internet