Rinnovo Patente? Facile ed Economico

“Commissioni zero per le microtransazioni”, Tridico spiega la rivoluzione dell’euro digitale
Arriva l’ok del Parlamento europeo all’euro digitale, definito uno “strumento essenziale per la sovranità europea” nei pagamenti. Ma che cosa significa in concreto? Qual è la vera necessità dell’euro digitale? E ancora: può diventare uno strumento di inclusione finanziaria o rischia di ampliare il divario digitale?
A fare chiarezza è Pasquale Tridico – economista ed europarlamentare del Movimento 5 Stelle, di cui è capodelegazione al Parlamento europeo – che ad Affaritaliani ha spiegato: “Si tratterebbe di moneta pubblica emessa dalla banca centrale, con le stesse garanzie di stabilità, sicurezza e affidabilità dell’euro oggi in circolazione”.
L’obiettivo, sottolinea, è duplice: da un lato rafforzare l’autonomia strategica dell’Unione nel campo delle infrastrutture di pagamento; dall’altro favorire maggiore concorrenza e contribuire a ridurre i costi nascosti delle transazioni, trattenendo più valore all’interno dell’economia europea.
Qual è la vera necessità dell’euro digitale? In un contesto in cui esistono già carte, bonifici istantanei e app di pagamento, perché l’Unione Europea ritiene strategico introdurre una moneta digitale pubblica?
“La necessità dell’euro digitale parte da un dato strutturale. Secondo la Bce, nel 2019 circa l’80% delle transazioni nei punti vendita dell’area euro avveniva in contanti; oggi la maggior parte dei pagamenti avviene in forma elettronica e nel 2025 i pagamenti digitali hanno superato il contante, attestandosi intorno al 51% delle transazioni. In pochi anni il contante ha perso una quota molto rilevante, mentre crescono le operazioni elettroniche e gli acquisti online.
Questo significa che una parte sempre maggiore dell’economia europea si regge su reti di pagamento. I sistemi di pagamento sono come autostrade, su queste infrastrutture transitano ogni giorno milioni di transazioni. Più aumenta l’uso di strumenti elettronici, più cresce la dipendenza dalle reti su cui scorrono. In un contesto geopolitico più frammentato, affidare una funzione così strategica a soggetti esterni espone l’Unione a una vulnerabilità concreta.
C’è poi un secondo aspetto da considerare. Il contante rappresenta moneta pubblica emessa dalla banca centrale, mentre i pagamenti elettronici si basano su moneta privata, ossia sui depositi detenuti presso le banche commerciali. Se l’utilizzo del contante continua a ridursi e l’economia si orienta sempre più verso strumenti digitali, in assenza di una soluzione pubblica anche nello spazio elettronico il ruolo della moneta pubblica nell’uso quotidiano rischia di diventare residuale. In questo quadro si colloca l’euro digitale, che non ha alcuna relazione con criptovalute o strumenti non regolati, caratterizzati da elevata volatilità e da dinamiche speculative. Si tratterebbe, al contrario, di moneta pubblica emessa dalla banca centrale, con le stesse garanzie di stabilità, sicurezza e affidabilità dell’euro oggi in circolazione.
L’euro digitale risponde a entrambe le esigenze, garantisce l’accesso a una forma di moneta pubblica anche in un’economia sempre più digitalizzata e rafforza la resilienza del sistema europeo dei pagamenti. Per la vita quotidiana dei cittadini non cambierebbe quasi nulla, sarebbe un’opzione in più, utilizzabile accanto agli strumenti che già conosciamo”.
Inclusione finanziaria o strumento tecnico per pochi? L’euro digitale può diventare uno strumento di inclusione per chi oggi è escluso dal sistema bancario, oppure rischia di aumentare il divario digitale?
“L’euro digitale può essere uno strumento di inclusione, a condizione che venga progettato con questo obiettivo fin dall’inizio. La proposta legislativa prevede che sia distribuito tramite intermediari, in particolare le banche, e utilizzabile attraverso strumenti elettronici come applicazioni su smartphone. Per molti cittadini questa sarà la modalità più immediata.
Sappiamo però che non tutti utilizzano lo smartphone per pagare o hanno dimestichezza con strumenti digitali. Per questo abbiamo presentato un emendamento che prevede anche l’utilizzo tramite una carta fisica dedicata, così da consentire l’accesso anche a chi preferisce strumenti più tradizionali.
È inoltre fondamentale che l’accesso non sia limitato a chi possiede già un conto corrente. L’euro digitale deve essere pensato come una forma elettronica di moneta pubblica accessibile al più ampio numero possibile di persone, con condizioni semplici e costi contenuti. In definitiva, l’euro digitale deve replicare nel mondo dei pagamenti elettronici l’universalità che oggi caratterizza il contante”.
Lei ha definito l’euro digitale una “scelta politica di lungo periodo”. Qual è la visione politica che c’è dietro? In che modo questa moneta digitale rafforza concretamente la sovranità europea?
“Quando parlo di scelta politica di lungo periodo, mi riferisco al controllo delle infrastrutture economiche fondamentali. Secondo le statistiche più recenti della BCE, nel 2024 i circuiti internazionali di carte, come Visa e MasterCard, hanno gestito il 66% delle transazioni elettroniche nell’area euro. Due pagamenti su tre dipendono quindi da schemi non europei, soggetti alla giurisdizione di Paesi terzi. Una quota così rilevante delle operazioni europee si appoggia a reti esterne, potenzialmente esposte a decisioni politiche adottate al di fuori dell’Unione.
Non è un’ipotesi teorica. È accaduto anche al Parlamento europeo, dove un’azienda americana che gestisce pagamenti e rimborsi si è rifiutata di effettuare un pagamento a una cittadina italiana invitata ufficialmente, Francesca Albanese, perché soggetta a sanzioni statunitensi. Si può condividere o meno la sua posizione, ma questo non è l’aspetto rilevante. Dal punto di vista dell’ordinamento europeo, si tratta di una cittadina che gode pienamente dei propri diritti e della libertà di circolazione. Diversamente, negli Stati Uniti è oggetto di misure restrittive e, di conseguenza, le è stato impedito di effettuare determinate operazioni, inclusi i viaggi. Questo episodio dimostra come l’accesso alle infrastrutture finanziarie possa essere condizionato da decisioni politiche prese al di fuori dell’Unione.
La visione alla base dell’euro digitale è rafforzare la capacità dell’Europa di disporre di una propria base infrastrutturale, in grado di garantire continuità operativa anche in scenari di tensione internazionale. Esiste anche una dimensione economica spesso trascurata. Una parte delle commissioni sui pagamenti remunera operatori extra-europei attraverso le commissioni sostenute dagli esercenti.
Si tratta di costi poco visibili per il consumatore, ma che incidono sui margini degli esercenti e, indirettamente, sui prezzi finali. Rafforzare una soluzione europea significa anche trattenere più valore nell’economia dell’Unione. Inoltre, i pagamenti non generano solo commissioni, ma anche dati. Ogni transazione produce informazioni che hanno un valore economico e strategico. Oggi una parte significativa di questi flussi informativi è trattata da operatori non europei. Rafforzare una soluzione europea significa anche garantire che la governance di questi dati resti sotto un quadro giuridico europeo.
L’euro digitale introdurrebbe una componente pubblica nel sistema dei pagamenti, affiancandosi alle soluzioni private già esistenti. In merito, il Parlamento europeo ha espresso un orientamento favorevole con un voto a larga maggioranza lo scorso martedì. Le decisioni sulle infrastrutture strategiche competono alle istituzioni democratiche, nell’ambito delle loro responsabilità, e non agli operatori di mercato”.
Ha parlato di ridurre la dipendenza da piattaforme private extraeuropee. Oggi quanto pesa questa dipendenza nei pagamenti digitali europei? E l’euro digitale può davvero competere con colossi come Visa, Mastercard o le big tech?
“La dipendenza è significativa, come mostrano i dati già richiamati. Il sistema europeo dei pagamenti è oggi fortemente concentrato su infrastrutture non europee. La questione non è “battere” Visa o Mastercard. L’euro digitale deve offrire un’alternativa credibile che riequilibri il mercato, introducendo una presenza pubblica accanto alle soluzioni private.
Perché questo accada, non basta il richiamo alla sovranità e all’autonomia strategica. I cittadini scelgono uno strumento di pagamento in base alla semplicità e alla convenienza. Se l’euro digitale vuole essere utilizzato realmente, deve essere efficiente e competitivo nei costi.
Per questo abbiamo proposto commissioni pari a zero per le microtransazioni effettuate in euro digitale. L’obiettivo è rendere conveniente l’uso quotidiano per cittadini ed esercenti, soprattutto nei piccoli pagamenti dove oggi le commissioni incidono proporzionalmente di più.
In questo modo l’euro digitale può diventare una presenza concreta nel mercato, favorire maggiore concorrenza e contribuire a ridurre i costi nascosti delle transazioni, rafforzando al tempo stesso l’autonomia del sistema europeo dei pagamenti”.
Rinnovo Patente? Facile ed Economico
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