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Strage Rigopiano, momenti di tensione in aula al pronunciamento della sentenza: “Si piange per un figlio morto, non…”
Continuano i processi per stabilire gli eventuali colpevoli della strage di Rigopiano. Un tragico evento costato la vita a 29 persone. Una valanga travolse l’hotel Rigopiano il 18 gennaio 2017 e fu una strage. Ieri è arrivata la nuova sentenza dell’appello-bis. Dopo oltre otto ore di camera di consiglio sono arrivate tre condanne, cinque assoluzioni e due prescrizioni. Condannati a due anni gli ex dirigenti regionali Carlo Visca, Pierluigi Caputi e Vincenzo Antenucci; assolti l’ex sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, l’ex tecnico comunale Colangeli, e i tre dirigenti regionali Carlo Giovani, Sabatino Belmaggio e Emidio Primavera. Due prescrizioni per gli ex dirigenti della Provincia Di Blasio e D’Incecco.
Momenti di tensione al termine della lettura del dispositivo. L’avvocato dell’ex sindaco di Farindola Lacchetta, Cristiana Valentini è scoppiata in lacrime per il pronunciamento di assoluzione. Una reazione che non è piaciuta ai parenti delle vittime, in particolare alla madre di Stefano Feniello che ha urlato: “Si piange per la morte di un figlio non per un’assoluzione”. Sono confermate 22 assoluzioni e le cinque condanne inflitte in primo grado.
In terzo grado, il 3 dicembre 2024, diviene definitiva la condanna per quattro imputati: l’ex prefetto di Pescara Francesco Provolo (un anno e otto mesi) per i reati di omissione di atti d’ufficio e falso ideologico in atto pubblico, il capo di gabinetto della stessa Prefettura, Leonardo Bianco (un anno, due mesi e 20 giorni), per falso ideologico in atto pubblico, il gestore dell’albergo, Bruno Di Tommaso (sei mesi) – nel frattempo deceduto – e il geometra, Giuseppe Gatto (cinque mesi e 10 giorni), per falso ideologico.
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