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Askatasuna, il consigliere di Fdi Ferrante De Benedictis chiede la sfiducia di Rosatelli: “A Torino terrorismo, via dalle Istituzioni chi non sta con lo Stato. Dal Pd? Solo chiacchiere”

“Askatasuna significa ‘libertà’. Ma la libertà non c’entra nulla con la violenza”. A dirlo ad Affaritaliani è il consigliere comunale di Fratelli d’Italia Ferrante De Benedictis,  cofirmatario – insieme agli esponenti meloniani – della mozione di sfiducia contro l’assessore alle Politiche Sociali di Palazzo civico, Jacopo Rosatelli, da sempre professatosi sostenitore del centro sociale torinese. 

Secondo De Benedictis, la mozione nasce da un principio politico chiaro: l’incompatibilità tra il ruolo istituzionale e la partecipazione, diretta o indiretta, a manifestazioni a sostegno di realtà antagoniste. “Figuriamoci – sottolinea – se questa incompatibilità non debba valere per un assessore”. Nel tempo, accusano in coro gli esponenti dell’ala destra, Rosatelli si è reso protagonista di scelte e prese di posizione che si scontrano con il suo ruolo istituzionale e con le istituzioni stesse, creando una legittimazione politica indiretta verso chi manifesta in modo violento e determinando un problema di equilibrio istituzionale. 

“La linea tra Stato e non Stato è demarcata. O si sta da una parte, oppure si sta dall’altra. Su certi temi, non c’è possibilità di confusione. Quando si colpisce un poliziotto si colpisce lo Stato”, accusa De Benedictis, secondo cui il famoso “patto di collaborazione” tra il Comune di Torino e il centro sociale Askatasuna, sostenuto dallo stesso Rosatelli, non ha impedito nuove tensioni sociali. Più che una politica di collaborazione, un fallimento che ha addirittura “contribuito a creare conflitti tra cittadini, istituzioni e movimenti antagonisti”. L’esponente di Fratelli d’Italia richiama poi l’azione del governo: “Giorgia Meloni ha fatto bene a far capire che lo Stato c’è ed è vicino ai suoi servitori. L’ambiguità di molti, al contrario, ha rafforzato gli antagonisti”.

Dal Pd? Solo chiacchiere

Alla manifestazione pro Askatasuna, ricorda l’esponente di FdI, hanno preso parte due consiglieri di Avs e una consigliera del Movimento 5 Stelle, Valentina Sganga, candidata sindaco. “Si sapeva benissimo a che tipo di corteo si andava incontro. Avs è complice, così come la Sganga,  che vive in quel mondo antagonista e lo ha sempre difeso come pochi”, accusa De Benedictis. Se, al riguardo, il Movimento 5 stelle appare diviso, diversamente accade per il Partito democratico.

“Delle chiacchiere del Pd e dei loro rappresentanti abbiamo piene le tasche. Hanno difeso a spada tratta il patto di collaborazione con Askatasuna e questi sono i risultati”, prosegue l’esponente di Fdi. Del resto, le finalità della manifestazione apparivano chiare ancor prima di verificarsi. “L’esito era ben noto a tutti, creare caos e scompiglio. In questa città è complice anche una parte della borghesia e una parte della sinistra, che li ha difesi e continua a difenderli”, continua De Benedictis.

Il documento contro Askatasuna

Il consigliere punta poi il dito contro le parole del capogruppo di Avs in Consiglio regionale Ravinale – “Marceremo con Askatasuna” – pronunciate durante un’assemblea all’università. “Parole gravissime, dalle quali si evince l’intento di voler mettere a ferro e fuoco la città. C’è un limite a tutto, ed è stato abbondantemente superato”, prosegue. La richiesta resta quella delle dimissioni di Rosatelli, ma il consigliere di Fratelli d’Italia manda un affondo diretto al primo cittadino: “Se il sindaco non mostra con chiarezza e con forza da che parte sta, allora il primo a dover fare un passo indietro deve essere lui”.

De Benedictis rivendica anche un secondo atto politico presentato in Consiglio comunale: “Ho presentato un altro documento, di cui sono primo firmatario, per denunciare quanto è successo, mostrare solidarietà e costituire un patto civile. La collaborazione, anche qui a Torino, deve prevedere un taglio netto con il passato e un chiaro posizionamento”. Nel documento, si sottolinea che gli atti di guerriglia urbana avevano l’intento deliberato di colpire lo Stato e le istituzioni democratiche, provocando ingenti danni agli esercizi commerciali e ferendo giornalisti impegnati a documentare gli eventi.

Il testo evidenzia inoltre come una parte della società torinese, richiamata dalla procuratrice capo di Torino Lucia Musti, abbia storicamente tollerato tali comportamenti. “Il documento impegna il Sindaco e la Giunta a denunciare i responsabili, solidarizzare con le Forze dell’Ordine, offrire ristoro ai commercianti danneggiati, esprimere vicinanza ai giornalisti feriti, recidere ogni legame con Askatasuna e costituirsi parte civile nei procedimenti giudiziari contro gli esponenti del centro sociale”, spiega De Benedictis. 

Uno sguardo su Torino

Lo sguardo si allarga poi al clima della città. “Torino è una città ferita, che non si riconosce nella violenza. Sta meditando, si sta leccando le ferite. La politica deve dare una mano”. De Benedictis rivendica un’identità alternativa a quella antagonista: “La parte buona c’è, è laboriosa, e ha sempre dato un contributo importante all’economia e all’industria italiana. Penso alla parte caritatevole, quella dei santi sociali: Giuseppe Cafasso, Don Bosco, Pier Giorgio Frassati. Questo è il vero volto di Torino, che non ha nulla a che vedere con la violenza che l’ha segnata per lungo tempo, colpendo operai, colletti bianchi, o giornalisti assassinati, come Casalegno”, prosegue il consigliere comunale di Fratelli d’Italia. 

Quanto alla famosa “libertà” rievocata dal nome del centro sociale, questa è una “parola tradita dai fatti”. Non esiste libertà senza regole, e la libertà non c’entra nulla con la violenza. “Lo diceva il Papa parlando della pace, giudicandola disarmante e disarmata. La libertà è la stessa cosa. Non ci può essere libertà che usa violenza. Un conto è la violenza come guerriglia, un conto è una guerra con eserciti. Qui si tratta di terrorismo organizzato, finanziato, studiato“, conclude De Benedictis. 

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