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Associazione Primavera, all’Eur l’evento organizzato dall’ex ministro Spadafora. Salis e Boschi elencano le “debolezze” del governo Meloni  

Primavera in anticipo, con la promessa di giorni di sole. Sembra essere stato questo lo slogan che ha fatto da apripista alla seconda convention dell’Associazione presieduta da Vincenzo Spadafora, nata solo un anno fa. Al Salone delle Colonne, all’Eur, la kermesse pubblica del movimento è stata un’occasione non solo per tracciare il bilancio sul percorso compiuto ma anche per rilanciare lo spazio politico che l’associazione intende presidiare nel campo riformista e progressista.

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Tanti gli ospiti, a partire dalla Sindaca di Genova Silvia Salis, che ha tirato le somme sull’operato di questo governo: “I punti di debolezza sono sotto gli occhi di tutti. Pensiamo alla pressione fiscale, al fallimento totale sulla sicurezza e al loro approccio ai problemi, che è totalmente distante dalla vita reale delle persone. Pensiamo ai salari, all’istruzione, alla sanità: milioni di persone non si curano più in questo Paese”, ha detto Salis all’arrivo. “Ci viene raccontato che in Italia la sicurezza va benissimo, ma soprattutto nelle grandi città questo aspetto è drammatico. Peccato che le grandi città metropolitane contino venti milioni di persone. Tutto viene scaricato sulle spalle dei sindaci, ed è la nostra classe progressista a guidare tutte le grandi città”, ha proseguito. 

Boschi: “L’obiettivo è mandare a casa la destra di Giorgia Meloni”

Presente anche Maria Elena Boschi, capogruppo Italia Viva alla Camera, che immagina un centrosinistra vincente alle elezioni del 2027. “Vorrei che avessimo una squadra competitiva per vincere e mandare a casa la destra di Giorgia Meloni, questo è il primo obiettivo condiviso”, ha detto Boschi nel corso del talk politico moderato dalla giornalista Serena Bortone. Obiettivo che, per la capogruppo, la modifica della legge elettorale avrebbe lo scopo di impedire. “Meloni sa che, le cose restano così, il centrosinistra può mandarla a casa. Ma per farlo deve presentarsi unito e compatto e non ripetere l’esperienza del 2022. Silvia Salis, ad esempio, ha vinto perchè era sostenuta da una squadra. Non servono veti e dobbiamo essere tutti generosi”, ha proseguito Boschi.

Nei suoi intenti, c’è l’idea di proporre al Paese qualcosa di convincente, liberando gli italiani, che “meritano di meglio, da altri anni di Urso e Lollobrigida”. Secondo Boschi, il vero nodo politico oggi resta la partecipazione, con un’attenzione particolare all’astensionismo giovanile: “Siamo un Paese adulto, ma mi preoccupa se i ragazzi decidono di non andare a votare”. La politica, ribadisce, non è attesa né rendita di posizione, ma conquista: “Gli spazi si conquistano, come abbiamo fatto io e Renzi. A noi nessuno ha lasciato il posto: il futuro non si eredita, si conquista”.

Da qui l’appello a rimettersi in gioco con idee e proposte concrete, perché “solo vincendo le elezioni possiamo cambiare davvero”. La prima? Ridurre l’evasione fiscale e agire sulla questione delle tasse. Poi l’attacco al governo Meloni: “La nostra idea di Paese è l’opposto di quella attuale. Non basta mandare le forze dell’ordine nei centri in Albania che paghiamo miliardi: la sicurezza si costruisce facendo vivere le città, investendo in educazione e formazione”. Infine la frecciatina al PD, che negli ultimi anni, con la guida di Elly Shlein, si è spostato “più a sinistra” che al centro, perdendo la capacità di intercettare i voti dei cittadini.  

Ruffini: “Tajani? Ha scelto di stare con i fascisti”

A farle eco il fondatore di Più Uno Ernesto Maria Ruffini, che denuncia una crisi identitaria del Partito democratico, che a suo giudizio “ha perso la bandiera”, e rivendica la scelta di scendere nell’agone politico per colmare le mancanze del centrosinistra. La preoccupazione principale resta però la tenuta democratica del Paese: “Questo è un governo di destra, non di centro”. Non regge nemmeno la posizione di Forza Italia, perchè “Tajani ha scelto di stare con i fascisti”.

Un allarme che si intreccia con il dato dell’astensione: “Il 55 per cento dei cittadini non vota. Vincere governando con il consenso del 45 per cento è grave, significa non avere a cuore la democrazia, ed è una responsabilità che la sinistra non può assumersi”. Da qui l’invito a cambiare approccio, riconoscendo che “questo Paese è di tutti, della destra e della sinistra”, con governi che si alternano e la necessità di condividere una visione di futuro. “La politica oggi è distante dai cittadini – sottolinea – a loro non interessano le dinamiche interne, ma gli obiettivi concreti”. Il nodo centrale resta la partecipazione, anche attraverso strumenti come le primarie: “La supponenza di pensare che non servano allontana le persone dal voto”. L’obiettivo, conclude, è uno solo: “Riportare i cittadini, e la persona, al centro della politica e tornare a farli partecipare”.

Sala: “Viviamo in un’epoca di paura, dobbiamo rassicurare i cittadini”

In videocollegamento da Milano il Sindaco Beppe Sala, che rivendica la qualità della classe dirigente progressista e invita il centrosinistra a prenderne consapevolezza: “Se guardo a sinistra vedo una qualità di persone più elevata, dobbiamo convincerci di questo”. La sfida, spiega, è trovare la forma giusta perché queste energie possano davvero collaborare, senza bruciare percorsi ed esperienze. In questo quadro cita anche la sindaca di Genova, definita “una buona alternativa”, sottolineando però la necessità di lasciarle il tempo di dimostrare sul campo le proprie capacità: “Silvia è un profilo non comune, ma deve dimostrare ciò che sa fare”.

Poi l’appello al centrosinistra, che se vuole tornare a vincere “deve essere capace di proporre progetti concreti e soprattutto di realizzarli”. Anche sul piano del linguaggio e del rapporto con gli elettori serve un cambio di passo: “Bisogna imparare a non avere un pudore eccessivo nel fare promesse: senza una promessa la proposta non è seducente“, invitando a uscire da quelle caratterizzazioni identitarie che “ci hanno fatto male”. Centrale anche il tema della comunicazione, giudicata sempre più sbilanciata: “È asservita a una parte, con giornali che vanno avanti uno a uno in mano alla destra”.

La sinistra, riconosce, ha parlato molto di diritti e del “per chi”, ma rischia di non intercettare una parte dell’elettorato: “Siete sicuri che nell’astensionismo non ci sia anche una quota di moderati?”. Sala dice di non credere fino in fondo a una polarizzazione irreversibile e auspica “spazio per chi si presenta con un vestito diverso“, pur ammettendo che “viviamo in un’epoca di paura”. “Per questo dobbiamo rassicurare la gente e confrontarci con la destra su uno dei temi più sensibili, quello della sicurezza”, conclude. 

Onorato: “L’Italia? Nel Medioevo da vent’anni”

Presente al talk anche Alessandro Onorato, fondatore di Progetto Civico Italia, che usa toni duri e parla di un Paese fermo da decenni: “L’Italia è in pieno Medioevo da almeno vent’anni“, mentre categorie come centrosinistra, cattolici o correnti tradizionali appaiono superate in una realtà in cui “intere generazioni non vanno più a votare”. Il nodo, sostiene, è un sistema che non parla ai giovani, con il rischio concreto che il Paese diventi “una gigantesca RSA”. 

Denuncia inoltre un divario profondo tra rappresentanza nazionale e territorio: “C’è un gap enorme tra chi siede in Parlamento e chi amministra nei Comuni, con poche eccezioni che confermano la regola”. Duro l’attacco al Pd: “Ha regalato argomenti alla destra. Noi non siamo percepiti come una soluzione, dobbiamo tornare ai problemi concreti e alle risposte reali per intercettare tutti i problemi che Partito democratico, M5s, Avs e altri non intercettano“, ha detto Onorato.

La vera sfida, chiarisce, non è interna: “Non è una partita contro Schlein, ma per costruire una coalizione, con un programma”. L’obiettivo è intercettare un bisogno autentico di cambiamento, evitando di ripetere quanto successo in America, dove “Trump ha vinto perché Kamala non è stata percepita come una discontinuità”. Onorato individua nelle amministrazioni locali una risorsa, definendo Silvia Salis “un’ottima sindaca, fondamentale”, e ribadisce infine la propria fiducia nelle primarie come strumento di partecipazione. Il timore? Che la destra “duri vent’anni, come storicamente accaduto“. 

Spadafora: “Il referendum altera l’equilibrio dei poteri, votiamo no”

A chiudere la kermesse è stato il promotore dell’iniziativa, Vincenzo Spadafora, che ha parlato apertamente dell’avvio di un percorso condiviso tra le forze in campo. “Quest’anno non abbiamo avuto le porte aperte e non abbiamo trovato spazi politici nei quali essere rappresentati”, ha spiegato, ricordando come “molte persone di Primavera sarebbero state nel Pd, che però è un partito sold out, dove è difficile fare delle cose, anche se è giusto continuare a dialogare”.

Spadafora ha poi richiamato alcuni nodi centrali dell’agenda politica, a partire dal tema delle baby gang e della sicurezza: “Se il ministro dell’Istruzione pensa che l’unica soluzione sia mettere i metal detector all’ingresso delle scuole, quella è una sconfitta totale”. Accanto a questo, l’allarme sulle mafie: “Viviamo in un Paese in cui la cultura mafiosa è presente in molti strati della società”.

Netta anche la posizione sul referendum, rispetto al quale Primavera esprime “un no secco”. “Questo governo mette in discussione l’equilibrio dei poteri, controlla totalmente il mondo dell’informazione. La destra sta cambiando le radici della democrazia”, ha detto Spadafora, indicando nel Pd il soggetto chiamato a una responsabilità politica chiara: “La sveglia per le prossime elezioni se la deve dare il Partito democratico, dando dignità alle realtà che sono nate, senza far finta di non vederle e senza la presunzione di ritenersi autosufficiente”. Il messaggio finale è diretto: “Cara Elly Schlein, alle prossime elezioni, se ce lo consenti, noi vorremmo vincere e vorremmo farlo uniti“.

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