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Referendum, Nordio: “Blasfemo sostenere che riforma mina indipendenza magistratura”

“Sento il dovere istituzionale di ribadire con chiarezza e fermezza che ritengo blasfemo sostenere che questa riforma tenda a minare l’indipendenza della magistratura, un principio non negoziabile che oltre mezzo secolo fa, in un momento molto doloroso della Repubblica, mi indusse a far parte di quel nobile ordine al quale mi sento ancora di appartenere”. A dirlo è stato il ministro della Giustizia Carlo Nordio intervenuto alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario alla Corte di Cassazione.

Tutte le attività per l’innovazione tecnologica, ha continuato il ministro, “sono state compiute nel pieno rispetto della legge: troverei irriguardoso soffermarmi a smentire alcuni ripugnanti insinuazioni che in questi giorni sono state diffuse sull’ipotesi di interferenze illecite, da parte nostra, sull’attività esclusiva e sovrana della magistratura”.

“Nell’ambito del diritto penale – ha aggiunto – non ci siamo accaniti in una proliferazione dissennata di indiscriminati interventi persecutori, piuttosto abbiamo inteso colmare alcuni vuoti di tutela determinati da intollerabili forme di aggressività, di sopruso e di frode soprattutto verso i soggetti più deboli e da nuove forme di criminalità connesse all’uso improprio delle innovative tecnologie informatiche e dell’intelligenza artificiale”.

Giustizia, Pinelli (Csm): “Delegittimazione indebolisce Istituzioni, non svilire ruolo toghe”

“La delegittimazione reciproca indebolisce le Istituzioni e rompe il patto di fiducia tra esse e i cittadini che, disorientati, possono chiedersi se debbano o possano ancora fidarsi di chi decide, a vario titolo, le loro sorti, sia con l’introduzione di nuove norme, anche di rango costituzionale, sia con l’applicazione e l’interpretazione del diritto, nell’esercizio della giurisdizione. È un rischio che va, responsabilmente e con il contributo di tutti, decisamente scongiurato”. Così il vicepresidente del Csm Fabio Pinelli nel suo intervento in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario.

“Per altro verso, così come non si può non ricordare che in una democrazia liberale spetta alla politica il compito di dettare le regole, perché espressione del potere di rappresentanza fondato sulle libere elezioni, è altrettanto necessario evitare posizioni che possano svilire il nevralgico ed insostituibile ruolo che la Costituzione assegna alla magistratura, dimenticando che il potere giudiziario è uno dei pilastri sui quali poggia la democrazia, che ogni giudice altro non è se non lo Stato stesso in una delle manifestazioni della sua sovranità. È, dunque, importante avere sempre a mente che cosa significhi l’essere magistrato”, ha evidenziato.

“Essere magistrato, in Italia, ha significato offrire un contributo essenziale per la stessa tenuta democratica: il pensiero va ai tantissimi magistrati che hanno pagato con la vita la propria intransigente e incorruttibile fedeltà alla toga ed alle Istituzioni, nel contrasto al terrorismo, all’eversione, alla mafia; una dolorosissima scia di sangue e di coraggio, che ha attraversato i momenti più difficili della storia repubblicana, sempre nel segno della giustizia e della legalità. Non lo dimentichiamo, non li dimentichiamo”, ha concluso.

Cassazione, primo presidente: “44mila ricorsi penali in 2025, arretrato solo 13.628 fascicoli”

“Nel 2025 sono pervenuti in Corte circa 44mila ricorsi penali e ne sono stati definiti 40.815. L’arretrato che a fine anno riscontriamo è solo di 13.628 fascicoli, cioè quanto la Corte può definire in quattro mesi. Abbiamo quindi una Corte di cassazione in grado di esaurire in media in 122 giorni le sopravvenienze penali. Quest’ultimo è un dato di poco superiore a quello dello scorso anno, ma che si giustifica sia con le carenze di organico sia per una rinnovata attenzione all’equilibrio dei carichi di udienza, per affrontare con la massima attenzione le cause più complesse”.

“Nel settore civile l’arretrato è stato ridotto di un terzo in cinque anni: dai 120.473 di fine 2020, i ricorsi pendenti al 31 dicembre 2025 sono passati a meno di 80.000. La Corte mantiene un tempo di definizione medio ancora elevato: ben lo sanno i cittadini che a volte attendono a lungo l’esito finale delle loro controversie; è da ricordare però che nel 2020 il tempo medio di definizione di un giudizio civile di cassazione era di 1530 giorni; che nell’erogare i fondi europei la prescrizione del disposition time consegnataci in vista di giugno 2026 era di scendere a 977 giorni che nel 2025 siamo riusciti a scendere a 863 giorni, oltre cento in meno di quanto impostoci per mantenere il patto con l’Unione europea – ha sottolineato -. Ciò grazie alla definizione di 34.062 procedimenti in un anno. I 75 mila ricorsi civili e penali definiti nel 2025 sono stati opera di circa 300 magistrati tra consiglieri e presidenti di sezione, divenuti 357 grazie agli innesti autunnali. Il loro impegno è stato integrato dalla collaborazione dei colleghi del Massimario e naturalmente corroborato dall’apporto prezioso della Procura generale della Corte”.

IA, primo presidente Cassazione: “A persona baricentro responsabilità e decisione”

“L’innovatività della disciplina nazionale consiste in una ‘costituzionalizzazione’ soft dei rapporti con l’Ia, per assegnare alla persona, non alla macchina, il baricentro della responsabilità e della decisione. La IA non deve incidere sul nucleo irriducibile della giurisdizione: l’attività interpretativa, la ponderazione probatoria e la determinazione del contenuto decisorio. Senza scadere nell’eccesso opposto del ‘neoumanesimo antitecnologico’, il legislatore ha posto l’attenzione su come è possibile governare la “tecnica” anche nell’ambito della giustizia. È un’altra delle frontiere su cui l’apparato giurisdizionale dovrà essere all’avanguardia”. Così il primo presidente della Corte di Cassazione Pasquale D’Ascola nella relazione in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario.

Giustizia, primo presidente Cassazione: “Problemi digitalizzazione, risultati non sufficienti”

“Dalle sedi giudiziarie emerge che altre problematiche fonte di preoccupazione riguardano la digitalizzazione, il processo penale telematico e l’adeguamento del processo civile telematico, nel merito e in Cassazione”. 

“Gli sforzi economici degli scorsi anni non hanno dato sin qui risultati sufficienti e la richiesta è quella di coordinare le iniziative strutturali con le esigenze effettive degli uffici giudiziari, da interpellare prima della elaborazione di programmi e strumenti informatici, per saggiarne la validità”, ha evidenziato.

Giustizia, primo presidente Cassazione: “Barbarie femminicidi e piaga suicidi carcere”

“Ogni ufficio giudiziario guarda intorno a sé con occhio attento ai fenomeni con i quali è in contatto e che già nelle considerazioni finali dello scorso anno erano stati posti in ampio risalto: i reati di violenza in danno delle donne con la barbarie dei femminicidi, la trasformazione, fonte di insicurezza e instabilità, del mondo del lavoro, che reca con sé il tragico bilancio di morti e infortuni sul lavoro, la piaga dei suicidi in carcere”. Così il primo presidente della Corte di Cassazione Pasquale D’Ascola nella relazione in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario.

“Il carcere e le vecchie e nuove povertà crescenti nella popolazione conducono a cospetto del più irrinunciabile dei diritti fondamentali della persona, la dignità, che viene offesa insopportabilmente nel cittadino privato iniquamente del lavoro, nell’indigente abbandonato, nel detenuto maltrattato, talora nel sofferente giunto a fine vita” ha aggiunto.

Giustizia, primo presidente Cassazione: coltivare clima rispetto per dialogo su futuro

“Va coltivato con tenacia un clima di rispetto reciproco e fattiva collaborazione tra le istituzioni, che permetta lo sviluppo di un dialogo pacato e razionale sul futuro della Giustizia”. Così il primo presidente della Corte di Cassazione Pasquale D’Ascola nella relazione in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario.

“È da evitare che si diffonda nella società la falsa convinzione che il magistrato sia incerto e titubante circa la tutela complessiva della funzione giurisdizionale e che quindi sorga la tentazione di influire sul magistrato stesso, immaginandolo avvicinabile, pavido, condizionabile. I magistrati, anziani e giovani, devono fare affidamento sulla loro professionalità – ha sottolineato – che non è arida tecnica ma studio, riflessione, capacità di comprensione e ascolto, coraggio delle decisioni difficili e non comodamente ossequenti al più potente o spregiudicato dei litiganti, rispetto verso le parti e gli avvocati che le assistono. Sapranno così interpretare lo spirito della Costituzione, che non è una Costituzione che comanda, ma una Costituzione pluralistica, che unifica”.

Giustizia, primo presidente Cassazione: indipendenza e autonomia toghe resti caposaldo

“La preoccupazione della magistratura è volta a garantire che resti effettiva l’indipendenza e l’autonomia della giurisdizione come caposaldo del sistema costituzionale“. Così il primo presidente della Corte di Cassazione Pasquale D’Ascola nella relazione in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario.

“In una Costituzione che ha il suo perno essenziale nel secondo comma dell’articolo 3, cioè nel principio di uguaglianza sostanziale, la magistratura, che esercita la funzione giurisdizionale affinché la legge sia uguale per tutti, sente di aver adempiuto il proprio dovere se il diritto, ogni diritto, ha effettiva tutela e non se è soltanto declamato. La sua autonomia e la sua indipendenza non sono un privilegio, ma sono presupposti perché il giudice sia sempre imparziale”, ha evidenziato.

Giustizia, al via in Cassazione cerimonia inaugurazione anno giudiziario

E’ iniziata nell’Aula magna della Corte di Cassazione la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario, alla presenza del Capo dello Stato, Sergio Mattarella. In apertura la relazione del primo presidente della Cassazione, Pasquale D’Ascola. Seguiranno gli interventi del vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura Fabio Pinelli, del ministro della Giustizia Carlo Nordio, del procuratore generale della Cassazione Pietro Gaeta, dell’avvocato generale dello Stato Gabriella Palmieri Sandulli e del presidente del Consiglio nazionale Forense, Francesco Greco.

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